
Ultimi articoli:
BAVIERA: TERRA DI FIABE E CASTELLI
di Lorena Crepaldi
Con un'area pari a quella di Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Veneto messe insieme e più di 12 milioni di abitanti, la Baviera si estende a sud della Germania per oltre 70.500 km quadrati, caratterizzandosi come una delle mete più visitate in Europa.
Percorrendo infatti la famosa "Romantische Strasse" da Fussen a Wurzburg, si va alla scoperta di alcuni dei paesaggi più affascinanti e ricchi di storia di questa regione, che ormai è entrata nell'immaginario collettivo come la "terra delle fiabe e dei castelli".
La culla dell'odierna Baviera è costituita dal territorio a sud del Danubio, compreso tra i fiumi Lech e Inn, già abitato dai Celti e dai Romani.
Lunga è la storia di questo angolo d'Europa, che ha visto avvicendarsi dinastie, guerre, decadenza, fino alla rinascita culturale nella seconda metà dell'800.
Un grande contributo è stato sicuramente recato da Re Ludwig II, che all'età di appena 18 anni è salito al trono nel 1864.
Il più famoso e amato re di Baviera si distinse come un sovrano dalle scarse attitudini strategiche, ma dai notevoli interessi artistici e intellettuali.
Mecenate del musicista Wagner, che salvò dalla rovina economica, amante della musica, dell'arte, delle scienze, fondatore dell'Accademia delle Belle Arti, guidò il Paese dai fiabeschi castelli di Neuschwanstein, Linderhof ed Herremschiemsee, fatti edificare volutamente lontano dalla capitale. I tre castelli costruiti tra il 1868 e il 1886 raccontano in pieno la vita di Ludwig II, un autentico mito del "decadentismo" ed in assoluto il più conosciuto, controverso, ambiguo, amato e odiato figlio della Baviera. Nato nel 1845 nel Castello di Nymphenburg, perla non meno rara dell'architettura "romantica", fu ambito come uno dei rampolli più in vista delle corti europee, tanto che ufficializzò il fidanzamento con sua cugina, nonchè sorella di Sissi.
Programmò addirittura il matrimonio, ma tale aspettativa venne presto disattesa, in quanto dai diari segreti emerse chiaramente la sua natura omosessuale.
Il lato che comunque fu maggiormente apprezzato dal popolo fu la sua grande passione per il "sapere e la conoscenza", così, tra musica e antiche leggende germaniche, trovò l'ispirazione per creare grandi gioielli del "rococò" che ancora oggi ammiriamo stupefatti.
Neuschwanstein è il castello delle favole per eccellenza, il luogo che ha ispirato anche il Colosso Disney nella produzione ed ambientazione di alcuni soggetti cinematografici.
Imponente, colorato, ricco di "volute" e guglie che si innalzano al cielo, talvolta eccessivo, domina il colle a 965 m di altitudine, lasciando libero ogni visitatore di spaziare con la fantasia.
Il turista resta certamente coinvolto dall'atmosfera magica di questo luogo, che ancora preserva lo spirito di Re Ludwig. Pare ancora di udire il trambusto di corte visitando i saloni affrescati del palazzo, dove intrighi e chiacchiere si consumavano tra i notabili.
La voce del re che dice "Voglio rimanere un eterno enigma per me stesso e per gli altri" sembra riecheggiare ancora ovunque.
Non meno ricco di fascino e interesse è poi il Castello di Linderhof, che svela grandi sorprese nei giardini reali, dove come per incanto si accede alla celebre "Grotta di Venere", nascondiglio ideale per un sovrano che amava trascorrere intere ore a riflettere e sognare facendosi cullare dall'acqua all'interno di una piccola barca a forma di conchiglia. Una scena che rievoca il "Tannhauser" wagneriano con un sofisticato gioco di luci e musica diffusa.
Ultimo è il Castello di Herremschiemsee, considerato da tutti come la "Versailles tedesca". Si presenta come un inno alla gloria del Re Sole, Luigi XIV di Francia, del quale Ludwig era profondo ammiratore. Il grande interesse che quest'ultimo nutriva nei confronti della monarchia francese lo spinse alla realizzazione di quest'opera grandiosa, rimasta poi incompiuta purtroppo, in quanto la prematura morte del quarantenne sovrano, avvenuta in circostanze misteriose presso il lago di Stanberg nel 1886, non consentì di portare a compimento il progetto.
Così oggi non resta che ammirare e visitare quanto di più bello queste, e altre Residenze bavaresi, offrano al curioso visitatore un po' romantico, desideroso di lasciarsi rapire dal sapore del tempo andato, forse nella speranza di ritrovare nel profondo di sè un po' di quello spirito fanciullesco che accompagnò re Ludwig II per tutta la sua vita.
Per informazioni ci si può rivolgere a: Ente Nazionale Germanico per il Turismo
Via Gaetano Negri, 8 - 10123 - Milano
tel. 02.877323 – 861383 - fax.02.861383

Viaggi di Primavera
ALSAZIA : La Route des Vins
di Lorena Crepaldi
Estesa tra la Valle del Reno e il Massiccio dei Vosgi vi è la regione francese dell’Alsazia, una terra lussureggiante ricca di colli e di monti, tanto che i suoi abitanti affermano che le montagne fungono proprio da ombrelli per le numerose coltivazioni vinicole per cui si caratterizza da secoli. La sua produzione di bianchi, infatti, copre circa il 20% dell'intera produzione francese.
L'Alsazia, abitata fin dalla preistoria, vide dapprima insediarsi i Celti cui seguirono i Romani che però furono cacciati nel 352 a.C.; infine, sotto Carlo Magno, pur restando una provincia indipendente, raggiunse un importante ruolo di potere.
La sua architettura ricorda quella dei paesi renani dell'Europa settentrionale con casette bianche dai tetti a punta, rivestite in legno e con balconi traboccanti di gerani.
Perfetta in autunno, ideale in primavera, l’itinerario proposto si snoda attraverso i suoi centri più importanti, percorrendo la celebre “Route des Vins”.
I vini alsaziani, rinomati in tutto il mondo, sono appunto il filo conduttore di questo itinerario tortuoso che attraversa una zona caratterizzata da filari di vigneti, castelli e borghi.
Prima tappa Wissembourg che, nonostante i due conflitti mondiali, è rimasta pressoché intatta. Assai graziosa è la Place du Marché aux Choux, dove la domenica mattina si tiene un colorato mercato e deliziose sono le casette che si specchiano nel fiume Lauter. La maggior attrattiva della cittadina è però l'Eglise St. Pierre et St. Paul, del XIII sec., la chiesa alsaziana più grande dopo la cattedrale di Strasburgo.
Proseguendo si giunge a Betschdorf, meta gradita agli amanti delle ceramiche e quindi Strasburgo, la romana Argentoratum, dal 1949 sede del Consiglio d'Europa.
Da ammirare la Cathèdral Notre Dame, la Maison Kammerzell e il quartiere Petit France. La prima, edificata in arenaria rosa dei Vosgi è un sublime ricamo in pietra che ingloba una serie infinita di mirabili particolari.
La Maison Kammerzell, costruita verso la fine del XVI sec. da un ricco commerciante di tessuti, ospita attualmente un ristorante. L'edificio è rivestito in legno con splendide incisioni raffiguranti i segni zodiacali, personaggi biblici, eroi dell'antichità e medievali.
Diverso invece il colorato Petit France, un tempo quartiere di conciatori, mugnai e pescatori, con i Ponts Couverts dai molteplici negozietti, gallerie d'arte e winstub, una sorta di brasseries.
La cosiddetta “Strada del Vino” è lunga circa 180 km ed inizia a Marlenheim, proprio non lontano da Strasburgo e termina a Mulhouse.
I nomi dei vini alsaziani, essenzialmente bianchi, derivano dalla vite utilizzata e non dalla regione dove viene coltivata, come avviene nel resto della Francia. Alcuni nomi famosi: Sylvaner, secco e fruttato; il corposo Pinot Blanc; Riesling, il più coltivato; Tokay d'Alsace o Pinot Gris, perfetto con carni bianche, il Pinot Noir leggero e fruttato e poi lo speziato e fruttato Gewurztraminer, da gustare principalmente con il paté di foie gras ed infine il Muscat, ottimo con l'antipasto.
Marlenheim è il primo paese della “Route des Vins”, caratterizzato da borghi medievali e case a graticcio, che precede l'incantevole Molsheim, ai piedi dei Vosgi e sulla riva sinistra del fiume Bruche. La strada che si snoda tra vigneti Riesling, dopo una breve deviazione ci conduce al paesino romanico di Rosheim, steso in una valle verde e rigogliosa dove, spicca la "Casa dei Barbari" risalente al 1170. In questa località è prodotto un vino rosso, tra i migliori della regione.
Non lontane si incontrano Obernai e Itterswiller, dove si può degustare il "gran cru" poi, seguendo i caratteristici cartelli dell'itinerario si giunge a Chatenoise, graziosa e fiorita che propone il Tour de Sorcieres, e Kintzheime, rinomata per il Riesling.
Siamo ora entrati nel dipartimento Haut Rhin che segna anche l'ingresso nella deliziosa cittadina di St. Hyppolite che reclamizza e propone l'omonimo Rouge.
Poco più avanti le indicazioni per il castello di Haut-Koenigsbourg, uno dei più visitati d'Alsazia ed infine Ribeauvillé il cui centro è anticipato da una nutrita sequenza di caves, che emanano il forte aroma del vino.
Ricca di pittoreschi edifici la Grand Rue, orlata da chiese, case antiche con bovindi, botteghe di prodotti regionali e winstub, tra cui il Pfifferhus del XVI secolo.
Il tipico vino della cittadina è il Riesling ed importanti sono due Manifestazioni: il Festival del Vino che ha luogo gli ultimi due fine settimana di Luglio mentre la prima domenica di Settembre si celebra il Giorno del Pifferaio con una fontana che spruzza vino.
La fiabesca Riquewihr, chiusa entro doppia cinta muraria e considerata monumento storico, offre uno scenario d’incanto con le sue case d'epoca, il Museo delle diligenze postali, i cortili, le insegne di ferro battuto, la Rue des Cerfs e la Tour des Voleurs.
In questa zona, all'estremità di ogni filare di viti, si vedono sovente cespugli di rose per il fatto che le rose rivelano i parassiti molto prima delle viti.
In zona è meritevole una sosta anche al famoso Parco delle Cicogne, che comunque non rientra solitamente negli itinerari prettamente turistici.
Deviando poi per Kaisersberg, nota principalmente per aver dato i natali ad Albert Schweitzer, entriamo in Colmar, la città alsaziana che fu la residenza reale di Carlo Magno.
Vera perla della zona, Colmar è considerata la più omogenea città alsaziana, quella conservata meglio e miracolosamente risparmiata da entrambe le guerre mondiali. Il suo centro storico è un labirinto di vicoli e romantici canaletti che valgono ad uno dei quartieri più caratteristici l'appellativo di Piccola Venezia.
Sostando quasi in centro, in Place Scheurer Kestner, si può godere del pittoresco quartiere Petit Venise, e ammirare edifici come il Museo Unterlinden e l'Antica Dogana. In molte piazze, inoltre, si trovano statue di Frédéric Auguste Bartholdi nato qui nel 1834, lo scultore della Statua della Libertà.
Molte altre sono le tappe doverose lungo la via: Turckeim, con le tre antiche vie di accesso e la bella Place Turenne, e ancora Enguisheim e Guebwiller, uno degli ultimi paesi della Via del Vino, chiamata "la porta d'accesso alla valle dei fiori" è un piccolo centro con chiese e case imponenti.
Infine Thann, la cittadina che delimita l'estremità meridionale della Route des Vins per giungere a Mulhouse, l'ultima tappa dell'itinerario, città moderna di oltre centomila abitanti che ha in Place de la Réunion il suo centro antico.
Così termina il tortuoso itinerario alla scoperta dei sapori della tradizione, ma non certo senza aver acquistato o assaporato una delle innumerevoli prelibatezze, come il Foie gras, gli choucroute (crauti con costine di maiale e salsicce), il civet de lièvre (stufato di lepre) o tutti i piatti a base di carne di anitre e oche serviti arrosto, stufati o in "confit". Tra i dolci, poi, vanno ricordate le tartes flambée (crostate croccanti ricoperte di frutta o formaggio) e il kugelhopf (pandolce con uvetta, spolverizzato con zucchero e mandorle). Il tutto annaffiato dall’ “Eau de Vie”, un liquore secco e incolore al sapore di frutta: una vera tentazione per non ritornare in questi luoghi.
Buon viaggio…. dunque.

OLANDA: “TEMPO DI TULIPANI E NON SOLO”
di Lorena Crepaldi
Quando si parla di Olanda si pensa immediatamente ad una delle città più affascinanti d'Europa: Amsterdam.
Ma l'Olanda non si caratterizza solamente per la sua romantica capitale, bensì per una miriade di attrazioni naturalistiche, architettoniche e culturali sparse su tutto il suo territorio.
Certamente Amsterdam rappresenta la meta principale per milioni di turisti, poiché riesce a conservare l'atmosfera di una borgata, il che è parte integrante del suo “charme”.
Dalla stazione centrale a Rembrandt Plein, passando dal Damrak e da Kalverstraat, si viene coinvolti dal trambusto cittadino, ma appena dietro l'angolo si rischia infatti di perdersi nel dedalo di canali del Grachtengordel, passeggiando per tranquilli vialetti alberati, attraversando romantici ponticelli, scoprendo chiostri e cortili dal fascino medievale.
Anche la gente è cordiale e pacata come l'ambiente. Gli olandesi, dalla mentalità estremamente elastica, dall'eclettismo linguistico naturale, convivono con una molteplicità di altre etnìe rendendo questo Paese un crogiuolo culturale unico e di grande tolleranza. Nonostante comunque il loro spirito cosmopolita, i cittadini di Amsterdam conservano un attaccamento sentimentale per alcune loro tradizioni autenticamente olandesi, come i “carillons”, gli “organetti”, la fabbricazione degli zoccoli, la produzione del formaggio “Gouda” e la coltivazione dei famosissimi tulipani.
Il Paese dove il “sacro” si fonde al “profano”, dove la modernità è solo il frutto recente di una elaborata ed elegante architettura d'epoca, dove il liberalismo delle droghe leggere e della prostituzione cono aspetti legalmente regolarizzati, il Romanticismo fa comunque breccia non solo nel cuore del turista-visitatore, ma pure in tutti quei viaggiatori che, forse un po' prevenuti, giungono talvolta fino qui non convinti che un'escursione “fuori porta” possa far scoprire aspetti meravigliosi.
L'Olanda non ricopre certo una grande superficie, per cui, sebbene muoversi con un autobus o un auto rappresenti il modo migliore, più rapido e confortevole, il mezzo più adatto per assaporare e scoprire questo piccolo gioiello incastonato tra Belgio e Germania è la “bicicletta”.
Partendo proprio dalla Stazione Ferroviaria di Amsterdam, ci si rende conto che in appena venti minuti si è in zone di tranquilla campagna, punteggiata da villaggi e da fiori.
Le grandi città di Utrecht, Rotterdam, uno dei porti più grandi del mondo, Leiden (Leida), Haarlem, Deft e Den Haag (L'Aia), nomi risonanti sul grande palcoscenico della storia, si trovano infatti a non più di un'ora dalla capitale.
Oltre a questi centri, meriterebbero sicuramente un'escursione in bicicletta i villaggi di Broek in Waterland, dove tutto è rimasto letteralmente intatto, dove le splendide case in legno, alcune in tonalità pastello, altre dipinte di grigio, in segno di lutto per quanti persero la vita in seguito all'inondazione del 1825, accolgono chi vi fa visita in un'atmosfera d'altri tempi.
Proseguendo poi di qualche chilometro questo originale itinerario si giunge a Zuiderwonde, poco più di una manciata di case strette intorno alla chiesa.
Altri 25 chilometri in sella e si è a Zeedijk (“Diga sul mare”), unico baluardo a difesa del Waterland.
Pedalare lungo la strada fra le acque fino allo storico villaggio di Marken fa poi dimenticare la fatica e ricopensa in pieno lo spirito. Le sue graziose abitazioni dipinte di nero e verde colpiscono l'occhio di chi le ammira, confermandosi, insieme ai villaggi di pescatori di Volendam, Edam, famosa per l'omonimo formaggio, e Monnickendam, come uno dei poli maggiormente turistici dell'Olanda.
Tra i mulini a vento di Zaanse Schans e specchianti distese di acqua, si può godere così di un viaggio assolutamente particolare, caratterizzato principalmente dal relax e dal contatto con la natura.
Dalla fine di gennaio alla fine di luglio, poi, i campi a sud di Haarlem sono invasi dagli intensi colori di crochi e tulipani, gladioli, gigli destinati al mercato di bulbi e dei fiori recisi.
Seguendo i segnali per Gravenhage, si arriva a Lisse, una graziosa città nel mezzo del Bloembollenstreek, la zona floricola le cui distese multicolori si allungano per circa 30 chilometri, da Haarlem a nord a Leida a sud.
Imperdibile è poi il Keukenhof, il giardino aperto in primavera da metà marzo a metà maggio e in estate ad agosto. Il parco, di 32 acri, funge proprio da vetrina per la floricoltura olandese, offrendo particolari effetti di colore e profumi inebrianti per assicurare uno spettacolo policromo continuo.
Certo sull'Olanda si potrebbero formulare itinerari di tutti i tipi, dai più bizzarri ai più audaci, ma concedersi una breve tappa d'obbligo ad Amstedam per proseguire alla scoperta di un piccolo gioiello d'Europa vale molto di più.
Fra immensi polders, dune sabbiose e uccelli marini si può andare alla scoperta di un Paese straordinariamente unico, proprio per la sua peculiarità di essere sotto il livello del mare. Il mare amico, il mare nemico dell'uomo, sempre in agguato con piccole inondazioni. Oggi vi sono dighe ovunque e idrovore che hanno sostituito la funzione dei vecchi mulini, ormai in parte adibiti ad altre finalità.
Come nel Secolo d'Oro ('600), si possono rivivere gli antichi fasti inoltrandosi nei villaggi più remoti, percorrendo centinaia di chilometri di distese pianeggianti, sino all'insolita isola di Texel, oggi Parco Naturale protetto.
Perfetta meta di primavera per chi intende abbinare cultura a natura, tradizione a modernità, romanticismo a un pizzico di sfrontato materialismo, l'Olanda si propone con quella garbata immagine di chi conserva gli onori, la gloria, l'orgoglio, senza mai svelare, se non a chi vi fa visita, il cuore solido e vissuto di una nobile signora.
Per informazioni rivolgersi a: Ente nazionale Olandese per il turismo
Milano Tel. 02 76020252 fax 02 76020296
VENEZIA: Attraverso la maschera
di Lorena Crepaldi
“Buongiorno siora maschera”! Era questo il saluto obbligato tra i veneziani durante il periodo del carnevale. Nel passato, infatti, molto più che oggi, l’uso della maschera diventava un modo per spezzare le catene ideali di una prigionia morale austera e intransigente. Prodotto tipico della tradizione medievale, il carnevale nasce proprio per trasgredire all’oscurantismo di un’epoca. In un mondo devoto e sottomesso alla legge di Dio, l’uso della maschera rappresentava la riaffermazione della carne, del sesso e degli istinti più profondi. Il carnevale è da sempre rivolta contro lo status quo. Le gerarchie scomparivano e si viveva una magnifica illusione di uguaglianza. E’ l’esaltazione della dignità umana, ricca di pregi, ma anche di difetti e vizi. Una esaltazione che nel XVIII secolo raggiunse il suo massimo splendore, rendendo così manifesta la voglia di uscire dall’ipocrisia di chi nasconde dietro ad un cerone di castità l’abitudine al libertinaggio.
Con la caduta della Serenissima, la forza vitale del carnevale cede il passo ai più raffinati valzer viennesi e solo dagli anni sessanta del secolo scorso il carnevale è tornato a risplendere. Fin dal X secolo, quindi, le cronache raccontano che nei giorni prima della Quaresima, le calli e i campielli veneziani erano affollati di baùtti, le tipiche maschere, di tabarri e di tricorni, cappelli a larghe tese, che ancora oggi rappresentano il travestimento classico del carnevale veneziano.
In origine, poi, l’uso della maschera non era limitato, come oggi, a qualche settimana, ma a partire dal giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre, infatti, i veneziani si davano al travestimento, tanto che lo stato dovette promulgare leggi specifiche che proibissero l’uso della maschera in determinati luoghi.
Nonostante questo uso prolungato nel tempo, anche in passato, i giorni più significativi erano comunque il giovedì e il martedì grasso. Il giovedì, infatti, era il giorno dei cortei. Per le calli sfilavano artigiani, macellai, fabbri e animali inghirlandati, soprattutto tori, venivano condotti in Piazza San Marco per un cruento rito sacrificale.
La festa proseguiva poi con il volo dell’angelo, oggi detto della “colombina”, che consisteva nella discesa di un acrobata dal campanile di San Marco alla loggia Foscara di Palazzo Ducale.
Il martedì, invece, rappresentava la trasgressione in generale, la follia, la danza sfrenata, ben rappresentata da fastosi balli in maschera.
Oggi rimane vivo il rito del travestimento nella romantica città lagunare, che attraverso i secoli ha saputo perpetuare, anche nella produzione, la tradizione della maschera attraverso le botteghe dei maestri artigiani, famosi in tutto il mondo.
Atipica, unica, affascinante. Gli aggettivi si sprecano per questa città in perfetta simbiosi con il suo elemento naturale: l’acqua. Quasi sospesa tra terra e mare sa sempre sorprendere e rapire chi la visita e certamente il Carnevale offre un’occasione incomparabile alla Serenissima “Siora”, un tempo Repubblica e oggi capitale di cultura e di un patrimonio artistico incommensurabile.
Il fulcro della manifestazione è sempre la Piazza della Basilica, San Marco, ma in tutti i principali sestieri, ossia i quartieri in cui è suddivisa, 6 in tutto, si può assistere a spettacoli di vario tipo, oltre che assaporare il piacere di passeggiare in un’atmosfera irreale, poiché proprio questa rende il carnevale di Venezia unico al mondo. Carnevale è infatti uno stato di grazia in cui versa tutta la città, tutti gli abitanti ed è questo che fa la differenza.
Assolutamente normale è infatti imbattersi in commercianti e gestori vestiti in abiti d’epoca, così come godere di improvvisati numeri di saltimbanco.
Oltre al cuore e all’anima, viene poi appagato anche il palato. Le tipiche frittelle, i Fricei, sono infatti parte integrante della tradizione carnevalesca veneziana. Allo zabaione, alla crema o semplicemente all’uva passa diventano la lieta conclusione di un pranzo consumato nelle tipiche trattorie del centro.
Visitare Venezia senza aver assaporato le specialità culinarie non è infatti ortodosso, soprattutto quando in città impazza il carnevale.
Polenta e osei, il Baccalà, il fegato, le sarde in carpione sono solo alcuni dei piatti che si possono gustare per esempio Ai quatro Freri, nel sestiere di Dorsoduro, Al Vecio Fritoin e Ae Oche in Santa Croce, Dalla Marisa in San Giobbe, che già il nome la dice lunga, in quanto un tempo cucinava per i vicini della fondamenta e adesso anche per chi si avventura in questa Venezia un po’ nascosta dai fulgori della festa.
Come dimenticare poi l’Enoteca San Marco, nel medesimo sestiere, e L’Anice Stellato, una delle trattorie più apprezzate e gettonate della città, senza presentare un conto esagerato.
Per chi invece volesse coccolarsi “a tutti i costi”, allora un salto al mitico Florian in Piazza San Marco diventa meta d’obbligo, anche se la sua fama, costruita attraverso eventi e frequentatori illustri, viene pagata a caro prezzo. Non da meno è il Caffè Quadri, esattamente sul lato opposto della piazza, che nonostante la lunga serie di disgrazie avvenute nell’Ottocento, ha mantenuto lo smalto prezioso di bellissimo locale storico, nonché vetrina per molti volti mascherati.
Ma Venezia offre molto anche a chi non ama la vita troppo godereccia, bensì predilige un divertimento più impegnato. Per esempio il Teatro. Al Goldoni c’è una stagione piuttosto classica, proprio in virtù del nome stesso, con rappresentazioni tipiche del “secolo d’oro” settecentesco. Qui, infatti, non è difficile assistere a opere come “La Locandiera”, “La bottega del caffè” o “I Rusteghi”.
Oltre quell’immagine di città per bene, sì afflitta da qualche ruga di fatiscenza, ma pur sempre splendida e misteriosa, Venezia offre comunque il suo volto più vero in ogni periodo dell’anno. Al visitatore attento non resta dunque che lasciarsi trasportare dalla girandola di colori e riflessi d’oro che regnano in ogni angolo, sopra ogni ponte, sotto ogni portico, cambiando, almeno per un po’, l’espressione di maschera pirandelliana che forse troppe volte impone il quotidiano.
gennaio 2008
Tra le calde acque del benessere
di Lorena Crepaldi
Dalle origini antichissime, le terme rappresentano da sempre l’occasione ideale per ritrovare forma fisica ed equilibrio interiore in luoghi di paradisiaco relax incastonati in territori ricchi di risorse naturali. Il Piemonte offre certamente una gamma considerevole di strutture per godere al meglio di questo tipo di turismo antico e raffinato. In tutte le province, infatti, vi sono stabilimenti termali e una diversificata ricettività alberghiera che ben si armonizza con gli ambienti circostanti.
Dalla provincia di Alessandria con Castelletto d’Orba, Montegioco, Monte Valenza e la più conosciuta Acqui Terme (www.acquiterme.org), alla provincia di Asti con Agliano, Biella con Graglia, rinomata per la sua fredda acqua, curativa delle affezioni catarrali, delle malattie dell’apparato digerente, epatiti e malattie del ricambio. Cuneo, invece, ha Valdieri, Garessio, Vicoforte e le più frequentate Vinadio e Lurisia; Torino ha Castagneto Po e Verbania le famose Bognanco e Crodo.
Come le persone, anche le città infatti rivelano la millenaria indole dei cittadini e della loro civitas nelle peculiarità che il loro aspetto visibile offre al nostro sguardo curioso, un campo di indizi che attende di venire decifrato. Piccoli centri urbani ricchi di storia e di patrimoni artistici forse troppe volte classificati come “minori”.
Aqui Terme è il classico esempio di piccola città d’autore, il cui fascino si è mantenuto inalterato attraverso i secoli. All’inizio del ‘700 passa dal sonnolento dominio del lontano ducato mantovano dei Gonzaga al più prossimo ed efficiente regno sabaudo e l’integrazione territoriale con il Piemonte e la Savoia, se non promuove un vistoso sviluppo economico, stimola il rinnovarsi dello spirito civico nell’improvviso fiorire e diffondersi di palazzi signorili. E’ verso la fine del diciottesimo secolo che sorgono e prendono infatti forma l’”Albergo Nuove Terme” e i suoi impianti. Di origine romana, le terme acquesi mostrano con orgoglio la commistione perfetta tra diverse vestigia, attraverso la struttura dell’acquedotto risalente al I sec. d. C., la piscina gradonata, parti di pavimenti mosaicati e quello stile neoclassico che già dalla “Belle Epoque” fecero di Aqui una delle maggiori “villes d’eaux” d’Europa.
Sopravvissuta alla seconda guerra mondiale, la città piemontese ha saputo rinnovare l’attenzione attraverso un più ricco decoro dei suoi monumenti e soprattutto il ripristino delle facciate sulla Piazza della Bollente, autentico simbolo di Acqui nel cuore del centro storico. Sgorga acqua alla temperatura di 75° con una portata superiore ai 500 litri al minuto.
Ma Aqui non è l’unico esempio in Piemonte a vantare una lunga tradizione termale, poiché il complesso di Vinadio (www.termedivinadio.it), a 1320 m s.l.m. nell’alta valle Stura, nella parte sud occidentale della provincia di Cuneo, in uno dei posti più incontaminati delle Alpi Marittime, offre una vera e propria oasi climatica. Per la sua posizione soleggiata e protetta dai venti in tutte le stagioni si ha quello che si può definire il fenomeno del “microclima”.
Alle pendici del Monte Oliva, Vinadio ha calde fonti dalla storia antichissima. La traccia romana più evidente è costituita da una lapide in pietra rintracciata ad Argentera, nella quale si parla di strade e bagni, tanto che attraverso la realizzazione della cosiddetta “via Emilia”, tagliando la valle Stura, si poteva giungere alla Gallia.
Per tutto il XIX secolo le terme di Vinadio ebbero una tradizione improntata, più che sullo sfarzo e la mondanità, sull’utilizzo prettamente terapeutico. Dopo che negli anni Quaranta lo stabilimento si trasformò in un quartier generale del comando nazista, si ebbe la rinascita nei decenni successivi, quando una serie di importanti restauri vennero fatti per riportare all’antico splendore lo stabilimento.
Non da meno è Bognanco (bognanco@termebognanco.it) vicino a Domodossola, che vanta tre fonti di acque minerali tutte ricche di anidride carbonica. Sempre nell’Ossola, Crodo (Tel.032461431) offre le sue pregiate acque ferruginose e ricche di minerali ideali per curare e prevenire le malattie dell’apparato digerente. A Lurisia (info@lurisia.it), invece, si trova la principale sorgente radioattiva d’Europa. Fu proprio Madame Curie nel 1940 a far aprire il primo stabilimento, oggi rinomato per balneoterapia e inalazioni.
Nel Biellese, invece, proprio da quelle montagne definite ormai, non del tutto correttamente, “Pre-Alpi”, sgorgano acque molto apprezzate e famose. A Cossila, e ancor di più in località Oropa, alla fine dell’Ottocento e comunque fino all’inizio del secolo scorso, lo stabilimento idroterapico, nonché stazione climatica, attirava i villeggianti più abbienti a trascorrere lunghi periodi in un contesto naturale ricco di flora e fauna alpina. Oggi non rimane che il ricordo di quel passato fulgido legato all’ozio. Si perpetua e rinforza invece l’aspetto spirituale del luogo, che attraverso il Santuario raccoglie folle di pellegrini e turisti da tutta la penisola (www.santuariodioropa.it).
Esattamente sulla vallata opposta, proprio collegata ad Oropa da una strada panoramica detta “tracciolino”, troviamo Graglia (Terme tel.015.442212), che, al contrario, ancor oggi offre attivamente la sua fonte termale, sebbene solo per il periodo estivo da giugno a settembre. La ricettività limitata trasmette al visitatore il fascino autentico di eremo montano, creando quasi un alone di mistero, come in leggende antiche.
La gelida acqua oligominerale che sgorga a Graglia è anche industrialmente imbottigliata ed è motivo di grande vanto per la provincia, in quanto è conosciuta in parecchi Paesi del mondo.
Calda o fredda che sia, godere degli effetti benefici delle fonti dell’eterna giovinezza rende comunque l’inverno più dolce, attraverso il benessere che avvolge lo spirito.
Ovunque le strutture presentano stili accattivanti con comodità, riposo, sport, divertimento e specialità culinarie in un’atmosfera familiare o raffinata. Bellezza e salute è rilassarsi in una calda piscina, fare la sauna, il bagno turco, l’idromassaggio, la cromoterapia, il solarium.
Essere abbracciati da un manto di stelle e circondati da fiaccole, magari dopo una discesa a fondo pista, è il giusto premio che ci si può concedere per appagare i sensi, poiché si può affermare che star bene con sé stessi è il vero elisir della vita.
4 Marzo 2008 (IL BIELLESE)

SUL CAMMINO DI SANTIAGO
di Lorena Crepaldi
Il Cammino di Santiago è stato, e senza dubbio continua ad essere, la rotta più antica, battuta e decantata del vecchio continente.
Gerusalemme e Roma furono per svariati secoli i poli di richiamo dei pellegrini e dei viaggiatori europei che, però, non crearono rotte. Anche Santiago ha esercitato un forte richiamo per pellegrini e viaggiatori di tutte le rotte ma, a differenza delle altre due città sante, ha dato vita a una Rotta. A Santiago de Compostela e in Galizia si può giungere in diversi modi. Quello migliore è percorrendo il “Cammino di Santiago”.
I primi pellegrini, nel XI secolo, provenivano solo dall’entroterra dei regni della Galizia e delle Asturie, ma a una velocità sorprendente, la città di Santiago cominciò ad attrarre viaggiatori e pellegrini che arrivavano anche da altri regni cristiani, compresi quelli oltrefrontiera.
Nel Medio Evo il pellegrinaggio era un simbolo di vita del cristiano, un camminare insicuro verso il focolare eterno.
Uno dei più famosi e conosciuti pellegrini medievali a Santiago de Compostela fu il francese Aymeric Picaud, monaco della località di Poitou. La sua fama è dovuta al suo diario di viaggio risalente al 1130, una cronaca giornaliera minuziosa e dettagliata colma di un’infinità di consigli e raccomandazioni per i pellegrini. Questo diario, intitolato Guida del Pellegrino a Santiago de Compostela, fa parte di uno dei più preziosi documenti conservati dalla biblioteca della cattedrale compostelana: Il Codice Callistiano. A questa Guida del Pellegrino bisogna fare obbligatoriamente riferimento quando si parla dell’antica Rotta Francigena.
Aymeric Picaud diceva con chiarezza che vi erano quattro vie che portavano alla città jacopea, sebbene oggi se ne contino sette.
Da Arles, vicino Marsiglia, partiva la prima, l’unica che attraversava i Pirenei a Somport. Da Parigi, Vézélay e Le Puy partivano invece le altre tre che penetravano in Navarra da Roncisvalle, un percorso di circa 800 chilometri. Queste erano le rotte classiche battute di solito dai pellegrini diretti a Santiago.
Buone scarpe, vestiti corti e mantellina. Bastone per appoggiarsi e difendersi. Zucca vuota per l’acqua e il vino. Un piccolo sacco e un cappello a larghe tese. Il tutto configura la classica immagine del pellegrino sin dal Medio Evo. La conchiglia della “vieira”, cioè la capasanta, già presente tra i camminanti della mitologia pagana, è il ricordo principale dei pellegrini provenienti dalla Galizia, sulle cui coste abbonda questo mollusco. Essa veniva cucita sul cappello, sul sacco e sulla mantellina, fino a diventare il simbolo e il salvacondotto del pellegrino.
Il pellegrino e l’odierno viaggiatore che percorre il cammino, di solito non indossa l’abbigliamento classico, ma c’è comunque qualcosa che lo distingue dal semplice camminante quando scende dal valico di Poio, per Tricastela, o attraversa il monte Arzùia e Melide.
Prima era un voto, per espiare una penitenza, per compiere il desiderio di un defunto o finanche per imposizione legale. Oggi è più frequente farlo per rivivere il nostro passato, scoprire la nostra cultura e la nostra storia, ammirare l’armonia del romanico o, semplicemente, per godersi la contemplazione dei paesaggi di Santiago.
A suo tempo, al ritorno da Santiago de Compostela, l’abbigliamento e tutto l’equipaggiamento del viaggio venivano donati a qualche santuario o venivano usati nelle processioni. Adesso del Cammino di Santiago si conservano le foto, le capesante, qualche souvenir in argento e, soprattutto, il ricordo indimenticabile di tutto ciò che si è visto e vissuto.
(www.xacobeo.es; www.santiagoturismo.com)
18 Marzo 2008 (IL BIELLESE)
TREVISO E OLTRE
- GENGIS KHAN E IL TESORO DEI MONGOLI -
di Lorena Crepaldi
Un’epopea, quella dell’invincibile guerriero Temujin, poi Gengis Khan, che affonda le radici nell’Asia profonda delle grandi pianure, va in scena nella mostra allestita a Casa dei Carraresi, a Treviso, fino al 4 maggio 2008. Con oltre 400 reperti archeologici che danno una panoramica della civiltà cinese tra il X e il XIV secolo, la rassegna ripercorre così più di trecentocinquant’anni pressoché inediti per l’Occidente, anni in cui la scena politica asiatica è dominata da minoranze non cinesi.
Si parte dall’oro delle steppe, con reperti come corone, gioielli, selle e finimenti per il cavallo, per passare alle conquiste del grande condottiero, con frecce, spade, elmetti che raccontano le imprese di una macchina da guerra in grado di proporre all’Europa cristiana un’intesa in chiave antislamica. Tocca poi alla Via della Seta, percorsa anche da Marco Polo, e infine alle splendide porcellane della stagione artistica Song (960 – 1279).
Visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, in orario 9 – 19 e 9 -20 nel fine settimana, compreso il venerdì – biglietto intero 9 euro, ridotto 7 euro - la mostra offre una preziosa occasione per visitare anche la città veneta. A pochi chilometri da Venezia, la provincia di Treviso può essere facilmente raggiunta attraverso la A27 VE-BL (uscite di Vittorio Veneto Nord e Sud, Conegliano, Treviso Nord e Sud, Mogliano Veneto); la A4 TO-TS (uscita di Cessalto). Ricca di risorse vinicole, tanto da essere parte integrante di una ben precisa “via dei vini”, l’intera provincia mostra il suo volto poliedrico attraverso la presenza di insediamenti romani antichissimi, oltre che per le ricche architetture barocche e settecentesche delle meravigliose ville disseminate ovunque.
Il centro della città di Treviso, poi, assolutamente da non perdere, non manca così di stupire il visitatore, anche quello più annoiato e meno attento ai dettagli.
Per ogni informazione in merito alla mostra o agli eventi della provincia, si può contattare direttamente l’ufficio di accoglienza turistica al numero 0422.547632.
1 aprile 2008 (IL BIELLESE)
TORINO, LA REGGIA DI VENARIA E I SAVOIA
di Lorena Crepaldi
Una città dai risvolti bohémien, ma con un gusto spiccato per le novità e le tendenze più aggiornate. Una città in cui storia e cambiamenti equilibrano il presente: una peculiarità che si riflette nello stile di vita che la caratterizza. A spasso per i lunghi viali merlettati dove si affacciano palazzi nobiliari e monumenti incomparabili, si può sempre trovare un locale storico dove assaporare qualche delizia locale. E’ il caso del “Caffé Torino”, del “Caval’ d Brons”, di “Fiorio”, “Mulafsano”, “San Carlo” o dell’ancor più mitico “Al Bicerin”. Concedersi qualche ora in centro non fa altro che stimolare lo spirito del visitatore a ricercare dettagli in ogni angolo. Torino sa offrire poi l’altro volto del Piemonte conservatore attraverso numerose iniziative, esposizioni internazionali, eventi e mostre di ogni tipo.
Chi volesse infatti avvicinarsi ancora di più alla storia d’Italia, può ancora visitare la Reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino, ove la magnificenza dell’arte diventa quasi poesia. Si tratta dell’edificio più bello tra quelli voluti dai Savoia che con 250.000 metri quadrati di superfici coperte e 800.000 di terreni riportati allo splendore di un tempo è visitabile tutti i giorni e facilmente raggiungibile anche con navetta dedicata direttamente dal centro cittadino.
All’interno è allestita la mostra dedicata ai Savoia, prorogata fino all’11 maggio 2008, che illustra 1000 anni di storia della famiglia.
Una grande mostra con oltre 400 opere: sculture, dipinti, arazzi, mobili ed armi fra il ‘500 e il ‘700. L’orario di apertura è il seguente: martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica 9 – 20, venerdì 9 – 17.
aprile 2008
LEI & L.A.
di Lorena Crepaldi
Los Angeles, la “città degli angeli”, una delle metropoli più grandi del mondo, ove la poliedricità americana si concretizza nel mito patinato del cinema. Seconda città statunitense per dimensioni, dopo la “Grande Mela”, L.A., come comunemente è detta, ha un’estensione sconcertante e inimmaginabile. Suddivisa in zone, comuni e quartieri, la contea racchiude ormai in sé numerosi altri centri urbani. Per immergersi totalmente nel mito basta infatti proseguire sulla costiera e arrivare a Malibù, che vanta tra i suoi residenti la più alta concentrazione di attori e artisti famosi. A sud di Malibù inizia l’interminabile Sunset Boulevard, il famoso viale del tramonto che porta fino a Beverly Hills.
Seguono Santa Monica e Venice, quest’ultima famosa per Venice Beach, la spiaggia più allegra ed irriverente dei dintorni di Los Angeles.
La parte più interessante è comunque la passeggiata lungomare che scorre tra palme e case stravaganti. Qui ci sono bancarelle che vendono di tutto, dai quadri ai tatuaggi, dai cappelli per cani in coordinato con i collari all’abbigliamento in genere. Molti, poi, sono gli artisti di strada che si esibiscono come al circo: il mangiafuoco, l’uomo che salta sui pezzi di vetro, il pagliaccio che costruisce animali con i palloncini, lo scultore che scolpisce una sirena o un castello nella sabbia, i cani in posa per foto a pagamento.
Di Venezia, oltre al nome, ci sono anche una costruzione che richiama il Palazzo Ducale e un piccolo murale raffigurante San Marco. Nell’impero del culto del corpo, non può chiaramente mancare la palestra all’aperto dove si vedono fisici abbronzantissimi perfettamente scolpiti.
A sud di Venice si trova Marina del Rey con i suoi yachts miliardari a completare un quadro artificiale di felicità, ricchezza e bellezza a ogni costo.
Il centro di Los Angeles, invece, è rappresentato da Rodeo Drive, i cinquecento metri più costosi, clamorosi, preziosi e vistosi del mondo. Camminare ammirando le boutiques più esclusive e incontrare qualche volto famoso è cosa assolutamente normale. L’ideale sarebbe fermarsi sulla piazza e stare ad aspettare. Ci si renderebbe subito conto che limousine e personaggi scendono a getto continuo dalle colline delle meraviglie: Bel Air e Beverly Hills.
Quest’ultima è un quartiere costituito principalmente da faraoniche ville. E’ possibile comprare mappe che indicano infatti le residenze più famose con relativo abitante, in spregio alla privacy, ma molto spesso vengono indicati i proprietari illustri del passato e non quelli attuali.
E’ d’obbligo dire che anche la popstar Anastacia risiede qui, sebbene risulti avere anche altri indirizzi.
Proseguendo nell’itinerario da sogno, si approda a Hollywood, dove il ritmo è da quartiere, ma tutto quello che vi è dentro è un mito. Il fascino dello star-system attira più visitatori qui che in tutto il resto della città. I tre quarti dei films americani vengono prodotti qui; ci sono più di 60 compagnie che lavorano per i maggiori studi cinematografici e, tutto insieme, il business coinvolge direttamente 200 mila persone solo a Los Angeles, più l’indotto.
La piazza di Hollywood è Hollywood Boulevard con l’immagine simbolo più vista nel mondo: al numero 6925 il Mann’s Chinese Theatre, con il celeberrimo “walk of the fame”. Fino a pochi anni fa qui venivano consegnate le statuette degli Oscar, mentre ora il “red carpet” viene steso poco più avanti, al moderno Kodak Theatre.
Chi vuole avere un’idea dell’Hollywood di oggi può visitare gli Universal Studios, dove si possono rivivere le emozioni di importanti films attraverso la ricostruzione di scene. Il tour si fa a bordo di tram e illustra dove e come il films vengono prodotti: le attrezzature sceniche, dimostrazioni di effetti speciali e set di films recenti non ancora smontati che aggiungono business al business.
Qui a Hollywood, tornando a menzionare i personaggi famosi, vi abita Shawn, la sorella di Stacey, per la quale questo articolo è un omaggio.
Ma L.A. non è solo Beverly Hills o Hollywood, in quanto per visitare il cosiddetto “centro”, nel senso fisico del termine, bisogna dirigersi a “downtown”, divisa in due dalla Santa Ana Freeway: da una parte la Plaza, la parte più vecchia, dall’altra il Civic Center con la City Hall, il municipio degli anni trenta, la parte moderna. A nord Chinatown e a est Little Tokyo. A sud un’immensa distesa di parcheggi, centri commerciali, e la South Central, dove i turisti non vanno e anche gli stessi abitanti di Los Angeles. Sono i quartieri più popolari, le zone residenziali povere, dove gli atti di criminalità sono superiori alla media.
Interessante da visitare è la stazione ferroviaria centrale, la Union Passenger Terminal, costruita nel 1939, di imponente bellezza, mentre il centro storico vero e proprio, a ovest della stazione, che risale al 1871, monumento nazionale, è rappresentato appunto dalla Plaza in stile spagnolo, ove al centro spicca una bella chiesa.
Certo su Los Angeles si potrebbero riempire pagine e pagine, ma l’ideale sarebbe proprio decidere di farvi visita, in quanto il suo clima mite offre l’occasione ideale per un viaggio in qualsiasi periodo dell’anno, senza dimenticare ovviamente di andare a caccia delle “Stelle” e di una in particolare: Anastacia, che certo è diventata ormai una preda difficile, ma chi lo sa che qualche fan appassionato non riesca a scovarla proprio mentre esce dalla sua villa o da un negozio di Rodeo Drive.
A voi il compito, dunque, cari amici freaks: qui sono stati illustrati sommariamente le caratteristiche di L.A., ma spetta solo a voi catturare l’immagine di “Lei”.
Buon viaggio …e buona fortuna!!
aprile 2008
inserito nel sito ufficiale dell'Anastacia Fan Club Italia
CAMARGUE – LA FESTA DEI GITANI
di Lorena Crepaldi
La musica, i colori, le tradizioni della Camargue esplodono per la festa che alla fine di maggio riunisce per 3 giorni i gitani di tutta Europa e anche oltre! Se ne contano infatti più di 10.000 ogni anno.
La Camargue è poi nel suo massimo splendore primaverile, quindi un viaggio in questa regione francese può essere l’occasione giusta per scoprire o riscoprire quei paesaggi, paesi e colori che, insieme alla Provenza, ispirarono il grande Van Gogh.
L’atmosfera è magica, la natura accattivante, il fascino della festa straordinario: un evento da non perdere se si amano le tradizioni e la gente!
La Festa degli Zingari è la festa di Santa Sara, protettrice dei nomadi, alla quale i fedeli fanno risalire l’antica evangelizzazione della regione. Rom, Sinti, Gitanos e Manouches arrivano da ogni parte del continente a Saintes Maries de la Mer, sulla costa, per rendere omaggio a questa santa, che si narra arrivò con una piccola imbarcazione dalla Giudea nell’anno 40 d.C. E’ chiamata Sara “la Kali”, ovvero la Nera, ma la sua santità non è mai stata riconosciuta dalla Chiesa di Roma. Il 24 maggio la statua di Santa Sara viene portata in mare da una processione composta da cantori armati di chitarre e violini, ballerini e gente a cavallo. Sulla spiaggia la attendono moltissimi fedeli, tutti vestiti a festa, che, tra veglie, preghiere e canti, partecipano nell’attesa ad una suggestiva cerimonia di folklore. La vera festa però è nelle strade, nella piazzetta, fra gli accampamenti, tra gli zingari che trascinano anche chi zingaro non è, alle danze, alle lunghe veglie notturne tra i falò.
Per maggiori informazioni si può contattare l’Ente Turismo francese a Milano all’indirizzo info.it@franceguide.com o consultare i seguenti siti: www.franceguide.com, www.camargue.fr.
29 aprile 2008 (IL BIELLESE - www.ilbiellese.it)
SHOPPING DI PRIMAVERA A LONDRA
di Lorena Crepaldi
Poche città al mondo possono competere con Londra per quanto riguarda lo shopping, e il London Pass fa la sua parte per chi desidera fare acquisti con una scelta di straordinari sconti, offerte e omaggi nei più importanti negozi di Londra.
Una visita nella capitale britannica non è completa senza un saldo da Harrods. E’ senza dubbio il grande magazzino più famoso del mondo; si estende per un intero isolato su 5 piani, con tanto di portieri in livrea, guardie del corpo, commessi elegantissimi in divisa ed esclusivi personal shoppers.
Con oltre 300 reparti, da Harrods si ha veramente l’imbarazzo della scelta, esattamente come dice il motto:”Ti troviamo di tutto, dallo spillo all’elefante”. In effetti si trovano gioielli, profumi, giocattoli, abbigliamento, pelletteria, arredamento, antiquariato, alimenti, ma tutto di prim’ordine, tanto che per dare un’idea della tendenza “chic”, il costo delle prime rosse ciliegie in questi giorni di maggio si aggira sulle 50 sterline al chilo. Chi volesse invece dedicarsi all’acquisto di opere d’arte, vi è attualmente in mostra una esclusiva collezione di quadri dipinti dall’attore americano Tony Curtis.
Per fare shopping “posh” ed elegante, i posti dove andare sono Bond Street, Chelsea, Kensington, Knightsbridge e Regent Street con un salto d’obbligo da Burberry, che da più di un secolo rifornisce la Famiglia Reale.
Per acquisti di tendenza, invece, ma facendo anche buoni affari, allora i posti giusti sono i mercatini e le vie giovani come Camden, Carnaby Street e Oxford Street con i mitici magazzini Selfridges. Il Camden Canal Market offre anticaglie, mobili e abiti di stilisti, mentre il Camden Market ha articoli in pelle e indumenti dell’esercito. L’icona dell’usato è però Portobello, nel ricercato quartiere di Notting Hill. Una vasta zona costeggiata da negozi con oggetti a buon prezzo e spesso inusuali, nel cui centro si trovano le bancarelle dei privati che smerciano le cose più strane: orologi, accendini, T-shirts, lampade, … insomma un vero bazar per gli amanti delle cose vecchie. Molto interessanti i magazzini di abbigliamento militare, libri e dischi.
T.M. Lewin a Piccadilly è invece uno dei più importanti e più antichi camiciai di Londra. Se si mostra il London Pass viene addirittura offerto un prezioso omaggio in seta. Se si ama la buona lettura non bisogna perdere poi una visita alla Libreria Foleys in Charing Cross Road, la più famosa libreria del mondo, che può vantare oltre 11 chilometri di preziose opere letterarie.
Lo shopping è dunque solo uno dei tanti offerti da questa splendida capitale europea, facilmente raggiungibile con molte compagnie di bandiera, ma per una toccata e fuga Ryan Air offre una vasta scelta di voli low cost. Con la partenza alle 6.45 del mattino da Bergamo Orio al Serio, si può già gustare una buona “English Breakfast” alle ore 9.00 nel centro di Londra e fare già rientro la domenica sera alle 21.40.
Per quanto riguarda invece pernottamenti a prezzi ragionevoli, si possono prendere in considerazione i quartieri di King’s Cross S. Pancras e Russel Square in zona 1 centrale. Per quanto riguarda quest’ultimo, è d’obbligo segnalare un delizioso B & B, il Celtic Hotel, proprio a due passi dalla fermata della metropolitana, gestito da una simpatica signora parmense.
Per maggiori informazioni si possono visitare i seguenti siti internet: www.visitbritain.it, www.londonpass.com.
13 maggio 2008 (IL BIELLESE - www.ilbiellese.it)
I CASTELLI DELLA SLOVENIA
di Lorena Crepaldi
La sua posizione di terra di passaggio tra nord e sud e tra oriente e occidente dell’Europa fa della Slovenia una terra ricca di castelli. In passato si calcola ce ne fossero oltre mille; oggi ne sopravvivono appena una trentina, riuniti in un un’apposita associazione – la Zdrusenje Gradov na Slovenskem – mentre della gran parte rimangono soltanto pochi ruderi oppure testimonianze in antichi documenti o in vecchie stampe. Anche se non esiste una vera e propria strada dei castelli, come in Francia o Germania, date le ridotte dimensioni del Paese qualsiasi strada si percorra si finisce inevitabilmente per imbattersi prima o poi nella sagoma di qualche maniero. I castelli sloveni possono quindi diventare la meta di itinerari piacevoli e interessanti, dove si mischiano storia, arte, cultura ed enogastronomia.
La loro distribuzione spazia uniformemente su tutto il territorio, dalle Alpi al Carso e al litorale fino alla pianura pannonica. I più antichi sorsero attorno all’anno 1000, in pieno Medioevo, con impronta architettonica romanica e sono in genere ubicati sulla cima di colline o protetti da pareti precipiti di roccia; furono gli attivi testimoni delle infinite lotte feudali tra i signorotti del posto. Nel 1600 i cupi manieri vennero poi sostituiti da palazzi nobiliari ricchi di pitture, sculture e stucchi barocchi, circondati da parchi e giardini ben curati. Oggi molti di essi ospitano musei e gallerie d’arte, oppure sono sedi di manifestazioni culturali e di cerimonie, mentre qualcun altro è stato trasformato in albergo di charme o in ristoranti di pregio, oppure ospitano enoteche specializzate. Un caso tipico e costituito dal castello di Lubjana: nel Medioevo residenza dei signorotti carniolani, poi caserma e carcere cittadino (ci passò pure Silvio Pellico), ora centro polivalente per spettacoli, mostre, cerimonie e matrimoni, ma anche punto di incontro per un caffè o per ammirare il panorama della città.
Tra i tanti meritano un cenno il castello di Predjana, uno dei più suggestivi e visitati in quanto ubicato a pochi chilometri dalle celebri grotte di Postumia, imprendibile roccaforte incastrata nell’incavo di una parete a strapiombo; il fiabesco castello di Otocec, oggi albergo di lusso; quello di Bled, uno dei più antichi, in splendida posizione panoramica sul romantico lago omonimo; oppure quello di Mokrice, anch’esso relais di lusso, con annesso campo di golf e scuderia, e infine quello di Podsreda, il più antico e meglio conservato, fiero nella sua severa struttura duecentesca, abitato, secondo la leggenda, da un fantasma dispettoso.
Informazioni sui castelli visitabili possono essere attinti nel sito www.slovenia.info, oppure richiesti all’Ufficio del Turismo Sloveno in Italia, tel. 02.29511187, info@slovenia-tourism.it
27 maggio 2008 (IL BIELLESE - www.ilbiellese.it)
BERLINO: Il cuore della Mittel Europa
di Lorena Crepaldi
Berlino è indissolubilmente legata ad eventi storici di grandissima portata e rispecchia il veloce susseguirsi di influssi e tendenze. E’ proprio questa coesistenza, e talvolta confusione di stili, a rendere la città così attraente e forse anche a farne una delle metropoli europee più vivaci, stimolanti e poliedriche. Lo stile di vita, l’atmosfera ineguagliabile, le offerte culturali e per il tempo libero: sono questi i segni distintivi di Berlino.
Mecca per gli amanti della musica classica, la città vanta una tradizione storica di lunga data, così come l’offerta di intrattenimento di vario tipo è veramente senza paragoni.
Berlino è anche la città dei musei, custodi di preziosissimi tesori: l’altare di Pergamo, il mercato di Mileto, la porta di Babilonia, il busto di Nefertiti, detta “la più bella berlinese”, i capolavori di grandi pittori moderni e del passato. Qui si ripercorre la storia mutevole di una città che ha vissuto grandi lacerazioni. I 175 musei cittadini custodiscono storia, arte e sapere, creando un paesaggio museale unico al mondo (Musem Insel).
Già l’aria di Berlino è leggendaria, tuttavia la metropoli tedesca pulsa anche al ritmo delle onde: circa 200 km di idrovie permettono di scoprire via nave la città che per numero di ponti supera Venezia. Escursioni in yacht, piroscafo e navi di linea: tutto è possibile, perfino incrociare un catamarano a energia solare sulla Sprea o nei canali di Neukolln.
Accanto alla dinamicità tipica delle grandi città, Berlino offre anche innumerevoli ed invitanti aree verdi, specchi d’acqua, boschi e laghi idilliaci proprio nel centro della città. Il Tiergarten è il parco più grande e il luogo più amato dai berlinesi che qui giungono numerosi in estate per prendere il sole, rilassarsi, fare picnic o grigliate. Il Grunewald, invece, è il bosco adiacente alla città, facilmente raggiungibile con la ferrovia suburbana “S-Bahn”: con i suoi laghi si estende fino alla periferia ed è ideale per fare jogging e lunghe passeggiate.
Berlino è altresì un paradiso per lo shopping che riesce a conquistare anche l’acquirente più ritroso. Oltre alla dozzina di centri commerciali, come l’Arkaden sulla Potsdammer Platz, Kaufhaus des Westens, KaDeVe, il più grande magazzino in Europa dopo Harrods, Les Galeries La Favette nella Friedrichstrasse dallo charme tipicamente francese, numerose altre vie come la famosa Kurfurstendamm, o i quartieri di Kreuzberg, Mitte e Prenzlauer Berg propongono irresistibili negozi di tendenza. Come dimenticare poi l’enogastronomia, con la tradizionale cucina berlinese sostanziosa e rustica e le specialità regionali servite in ambienti accoglienti. Accanto alle Bulette (polpette), i Currywurst (wurst al curry) e una Berliner Weisse (birra aromatizzata al lampone), si può provare anche l’alta arte culinaria, oltre a piatti italiani, australiani, asiatici o francesi. I prezzi medi di una cena a Berlino non superano comunque i 15/20 euro, poiché la capitale tedesca è la città meno costosa della Germania.
Concludere la serata non è poi difficile, viste le centinaia di locali disseminati in ogni angolo della città. Le mete predilette sono Mitte, Kreuzberg, Schoneberg, Friedrichshain e la mitica Potsdammer Platz con l’enorme cupola di cristallo, i cinema imax, i teatri e i romantici Cafè. Imperdibile il panorama visto dalla Fernseh Turm, cioè la torre della televisione. Il biglietto per salire in 20 secondi a 207 m costa € 9,50. Chi volesse può poi godere della vista dal bar/ristorante rotante concedendosi una romantica consumazione a lume di candela. Un’altra chicca imperdibile è il classico giro turistico sul bus a 2 piani. Per 20 euro viene offerto il giro “hop on-hop off” in città, mentre per soli 2 euro in più, si può effettuare il giro turistico di 3 ore, con tanto di guida, che porta fino al castello di Charlottemburg. Praticamente al prezzo di una corsa cittadina, si può effettuare lo stesso giro turistico con i bus 100 e 200, ma non tutti i turisti ne sono a conoscenza.
Buona cosa sarebbe acquistare la Welcome Card, che è reperibile in versione 48 o 72 ore, rispettivamente al costo di € 17,50 o € 21,00. Questa offre ovviamente molti sconti anche per musei e attrazioni varie.
Ultima nota, raggiungere Berlino è possibile con voli low cost Air Berlin da Bergamo Orio al Serio o con Easy Jet da Milano Malpensa. Per ogni informazione si possono consultare i seguenti siti: www.vacanzeingermania.com, www.berlin-welcomecard.de, www.easyjet.com, www.airberlin.com.
24 giugno 2008 (IL BIELLESE - www.ilbiellese.it)
ATENE - Fascino mediterraneo
di Lorena Crepaldi
Non esiste posto migliore di Atene per conoscere la Grecia, nonostante le isole siano la meta più ambita da parte della maggior parte dei turisti che si recano in questo splendido Paese ricco di storia e cultura millenarie. Atene è una città vivace e dotata di grande richiamo e fascino. La città moderna è sempre vissuta all’ombra del suo glorioso passato, con l’Acropoli che incombeva fiera sulla disordinata metropoli di cemento sottostante. Per le Olimpiadi del 2004, però, la capitale greca ha subito una straordinaria trasformazione, tanto da rendere il centro storico una vera e propria oasi pedonale con un itinerario che collega tra loro i siti più significativi. 
La massima gloria della città è senza dubbio il Partenone, che domina l’Acropoli, sito di primaria importanza dal quale da un lato si può ammirare Atene, distesa a perdita d’occhio sulle varie colline, e dal lato opposto si scorgono le isole e i monti del Peloponneso. Per un breve viaggio di qualche giorno, le zone di principale interesse per i visitatori sono il centro e i quartieri storici sotto l’Acropoli: la Plaka e Monastiraki in particolar modo, facilmente raggiungibili da Piazza Sintagma, dove campeggia il Parlamento, centro nevralgico della vita politica e cuore dell’Atene moderna. Caratterizzati da botteghe artigianali, taverne e cafè tipici offrono angoli pittoreschi di grande suggestione, quali ad esempio Platea Avyssinias. Accanto a Monastiraki, Psiri, la “Soho di Atene”, per poi giungere a Thisio, Gazi, piazza Omonia, zona etnica per antonomasia, in netto contrasto con l’elitaria Kolonaki, il quartiere più elegante del centro di Atene.
Assolutamente imperdibili poi le visite all’Agorà romana, greca, alla porta di Adriano, alla Stoà di Attalo, di cui si può godere una romantica visione a bordo del trenino turistico con partenza da vari punti al costo di 6 €. Per chi invece volesse compiere un itinerario più ampio, ma per certi versi meno interessante, esclusa la tappa all’importante cimitero di Keramikos, allora può approfittare della linea turistica 400 che per soli 5 € offre la possibilità di salire e scendere nei punti più salienti con un biglietto valido 24 ore.
Ottima la rete metropolitana che, insieme a quella dei bus e dei treni, offre un servizio eccellente. Il biglietto giornaliero è venduto a € 3, anch’esso con durata di 24 ore.
Per raggiungere la capitale greca in low cost, si può consultare il sito della Compagnia EasyJet e comunque consultare www.atene.org, www.ente-turismoellenico.com.
IL BIELLESE - luglio 2008
PRAGA – La città d’oro
di Lorena Crepaldi
Città dal glorioso passato e dal luminoso futuro, Praga è nata con la vocazione da capitale - sia politica che culturale - e tale è rimasta nei secoli. Centro principale del regno di Boemia prima e capitale del Sacro Romano Impero poi, Praga ha guidato con autorità il paese sia nel periodo d'unita che dopo la divisione con la Slovacchia. La posizione strategica l'ha collocata fin dall'antichità al centro di una rete di scambi di merci e idee che ha arricchito la città creando una cultura particolare, insolito mix tra differenti istanze religiose, filosofiche ed artistiche. Praga è unica ma con tante facce diverse e dal carattere deciso: lo dimostrano i suoi quartieri (Hradcany, Mala Strana, Stare Mesto, Nove Mesto) che si adagiano intorno alla Moldava e che fino alla fine del Settecento erano città tra loro indipendenti. Praga è culla di artisti e scenario di opere tra le più importanti: si pensi al Don Giovanni di Mozart o al Faust di Goethe o ancora alle trame Franz Kafka. Praga è la città del "socialismo dal volto umano" che durante la guerra fredda fu fermato solo dai carri armati russi, ma è anche il teatro della "rivoluzione di velluto" che ha portato il paese fuori dal comunismo ed ha aperto con una ventata di libertà le porte della città.
Detta la “città d’oro” o “città dalle cento torri”, muoversi a Praga è davvero facile per ogni tipologia di turista: la metropolitana mette a disposizione dei passeggeri tre linee e un numero complessivo di 41 stazioni. Con la linea sotterranea si viaggia tutti i giorni dalle 5 del mattino a mezzanotte verso le più importanti attrazioni turistiche. Per chi arriva in città con l'auto sono particolarmente consigliate le aree di sosta a pagamento situate nei pressi delle stazioni principali. Le linee della rete tranviaria sono ben articolate e spesso collegano i loro percorsi a quelli della metro. Questo mezzo è una valida alternativa per chi attraversa la città di notte, visto che esistono corse anche dopo mezzanotte. la "Praga Card" è la soluzione ideale del turista che voglia conoscere al meglio la capitale ceca. Per la durata di tre giorni la "Praga Card" garantisce ai suoi possessori l'utilizzo gratuito della rete dei trasporti pubblici - metro, bus e tram - e l'entrata libera o con sconto sul biglietto d'ingresso nelle più importanti attrazioni della città; tra le tante, si segnalano le agevolazioni per la visita della Cattedrale di San Vito, del Palazzo Reale, del Museo Nazionale e di quello di Arti Decorative.
Per raggiungere questa splendida capitale dai mille volti, compagnie low-cost come SkyEurope e EasyJet offrono allettanti proposte con partenza da Milano. Per ogni informazione, comunque, è utile contattare l’Ufficio del Turismo in Italia o visitare il sito www.webit.cz
IL BIELLESE - 21.07.2008
LE ISOLE PORQUEROLLES
di Lorena Crepaldi
A poche miglia dalle località più mondane del Mediterraneo, le Îles d'Hyéres (conosciute anche come Îles d'Or o Isole Porquerolles) sono un oasi di tranquillità e bellezza, dove la natura è stata conservata anche grazie a norme severe, tra cui il divieto di campeggiare e di fumare. Le isole sono collegate alla costa con diverse linee di traghetti; da Hyéres ne parte uno ogni mezz'ora circa. Gli alloggi sono pochi e costosi. L'arcipelago è una meta ideale per le crociere in barca a vela, poiché la zona è molto ventosa. La barca a vela consente di girarle completamente. In silenzio e nel rispetto della natura. Il piccolo villaggio di Porquerolles si è sviluppato intorno al porto e alla Place d'Armes, destinata alla petanque. In fondo c'è la chiesetta di Sainte-Anne. Risalendo i vicoli in pietra si arriva fino al cinquecentesco Fort Sainte Agathe, da cui si può ammirare la vista sull'arcipelago. Ai caffé della piazzetta o sul porto è quasi d'obbligo soffermarsi per un pastis, il liquore provenzale all'anice. L'isola di Porquerolles ha acque trasparenti e belle spiagge: la bianca Plage du Langoustier, Plage d'Argent e Plage de la Coutarde, più vicine al porto, e la bella Plage Notre-Dame. I percorsi ciclabili e i sentieri permettono di esplorare l'isola, magari affittando una bicicletta o un tandem vicino al porto. Si parte alla scoperta dell'interno, su strade di terra battuta e sentieri tra le rocce, tra filari di eucalipti, boschi di pini marittimi, vigneti, rocce a strapiombo sul mare. La vegetazione comprende 156 specie selvatiche, una delle quali è presente solo qui. Vivono sull'isola ben 163 specie di uccelli. Dall'ottocentesco faro, a sud dell'isola, la vista è splendida. Il clima della Costa Azzurra è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde, ma non soffocanti. La temperatura media annua è sui 15°C. Le precipitazioni sono scarse e alcune cittadine vantano più di 300 giorni di sole all'anno. Può fare freddo quando spira il vento di nord ovest, il maestrale o mistral, ma la possibilità che questo avvenga è abbastanza improbabile. L'affluenza turistica è elevatissima nei mesi di luglio e agosto. Giugno e settembre sono i mesi migliori per godersi le spiaggie senza l'affollamento della piena estate. In auto La regione dispone di una rete autostradale e stradale di qualità che le permette di essere collegata alle principali regioni francesi. Le autostrade A6 e A7 collegano Parigi-Lione e i grandi assi autostradali europei a Marsiglia: è « l'autoroute du Soleil » (l'autostrada del sole). Dall'Italia la Costa Azzurra si raggiunge facilmente dall'autostrada A10 Genova-Ventimiglia. La regione è altresì facilmente raggiungibile in aereo. L'aeroporto internazionale di Nice-Côte d'Azur è infatti collegato a tutti i principali aeroporti italiani ed europei.
Per maggiori informazioni si può consultare il sito: http://it.franceguide.com/
IL BIELLESE - 19.08.2008
PARMA – Tra Cultura e Sapori
di Lorena Crepaldi
Parma è da sempre una città in cui si respira e si produce cultura e l'autunno è il periodo dell’anno in cui è più bella e affascinante, le sue colline più suggestive. Una luce particolare e soffusa esalta i colori della sua natura e del suo patrimonio artistico. E' anche il periodo migliore per apprezzare i sapori veri della sua cucina e una musica intensa e piena come quella di Verdi.
Quest'autunno è una stagione ancora più speciale per Parma, a cominciare dalla grande mostra sul Correggio (dal 20.09.2008 al 25.01.2009), unica perché raccoglierà tutte le sue grandi opere, provenienti dai più importanti musei del mondo, attorno alle bellissime cupole che l'artista ha affrescato nel Duomo e nella chiesa di San Giovanni tra il 1525 e il 1530. L'autunno parmigiano è un'autentica primavera culturale: a fianco di questi eventi di rilevanza internazionale si sviluppa un'offerta di appuntamenti capillare e diffusa. Tra questi il Festival della Creatività giovanile e la rassegna Settembre italiano. La sfida, sull'esempio di altre città europee come Bilbao, Salisburgo, Cambridge, Lione, è proprio quella di puntare sulla cultura, non solo come tempo libero, arricchimento personale, ostentazione di fasti passati, ma come strumento di sviluppo sociale ed economico, fattore di attrattività, elemento determinante di riconoscibilità nel mondo globalizzato. 
Per questo accanto ad eventi straordinari si stanno anche sviluppando importanti contenitori culturali come il Palazzo del Governatore per la visual art, l'ex Scalo Merci per la creatività giovanile, il Teatro dei Dialetti, la Casa del Suono.
Il modello Parma può essere esemplare di una comunità che ha scelto di stare nella temperie della globalizzazione e della sfida tra territori a modo suo: puntando cioè sulla sua qualità della vita, che è un mix di funzioni moderne e retaggi antichi, come punto di forza della propria attrattività.
Per proseguire, in ottobre, la nuova edizione del Festival Verdi, festival di rilevanza nazionale grazie al quale anche la musica di Verdi, come quella di Mozart a Salisburgo e di Wagner a Bayeruth, può finalmente avere un luogo di indiscusso riferimento, che sia ogni anno il palcoscenico dei migliori interpreti mondiali dell'opera verdiana. Inoltre prosegue fino al 21 di settembre il Festival del Prosciutto. L' undicesima edizione si articola su quattro distinti weekend nel mese di settembre e coinvolge i 12 comuni delle colline parmensi appartenenti alla zona tipica di produzione del Prosciutto di Parma. Come di consueto, l'appuntamento centrale del Festival è costituito dall'iniziativa " Finestre aperte " che interessa l'intera zona di produzione. I prosciuttifici aderenti all'iniziativa si aprono al pubblico: all'interno delle cattedrali del Parma si tengono visite guidate e degustazioni gratuite per illustrare le fasi di lavorazione delle cosce di suino. Un’opportunità per visitare il Museo del Prosciutto, realizzato all’interno dell’antico Foro Boario di Langhirano. Nella zona di produzione del Re dei Prosciutti, si ripercorre la storia dell’arte di conservare la carne del suino, scoprendone i segreti custoditi e tramandati fino ai nostri giorni.
Per raggiungere la città emiliana in auto basta percorrere la A1 Milano - Bologna, mentre i collegamenti ferroviari garantiscono treni dalla maggior parte delle città italiane. L’aeroporto Giuseppe Verdi, inoltre, posto a soli 5 km dal centro storico, offre collegamenti con alcune importanti capitali europee. Per maggiori informazioni consultare il sito www.provincia.parma.it
IL BIELLESE - 16.09.2008
PIEMONTE – Sapori d’autunno
di Lorena Crepaldi
La Regione Piemonte è il regno dei sapori d'autunno, dove i primi freddi invitano a una convivialità adusa a forti sapidità come la 'bagna cauda' – sapiente intingolo di olio, aglio e acciughe salate – ove affondare verdure tra cui non deve mai mancare il cardo di montagna, oppure i brasati lasciati a cuocere a lungo nel vino. Tutto è un concerto di sapori: il tartufo di Langa sui 'tajarin' fatti in casa, il sugo di arrosto sui classici agnolotti col 'plin', il formaggio di Castelmagno sugli gnocchi di patate, i funghi sul riso (che nella tradizionale, ricca ricetta vercellese si arricchisce di salumi e formaggi e diventa 'panissa'), le ricche salse sul bollito misto di manzo, pollo, vitello e cotechino; per non parlare del fritto misto alla piemontese in cui una pletora d'ingredienti (interiora di pollo, maiale e vitello, salsiccia, polpette di vitello, punte di cavolfiore, carciofi, melanzane, fiori di zucca con il dolce contributo di mele, semolino e l'immancabile amaretto) genera un'inconfondibile alchimia di gusti. Oltre alla notevole scelta di salumi – tra cui degno di menzione è l'originale salame alla patata – e a una invidiabile produzione di formaggi di alpeggio, la gastronomia piemontese vanta una superba pasticceria dove regna sovrano il cioccolato declinato in tutte le forme possibili, tra cui il celeberrimo giandujotto. Dei vini piemontesi quasi non avremmo bisogno di dire se non ricordare che cosa può offrire questa terra generosa: dai popolari Dolcetto e Barbera – da anni ormai oggetto di sapientissimo affinamento enologico – allo schietto ma nobile Grignolino, fino alla varietà del Nebbiolo che, in tutta la regione, con invecchiamento e procedure di vinificazione differenti, dà origine non solo al suo Re, nella corte di Barolo, ma anche a una schiatta di principi nei territori di Barbaresco, Carema, Ghemme o Gattinara. Meno conosciuti gli ottimi bianchi tra cui segnaliamo l'aromatico Erbaluce di Caluso, il Cortese, il Gavi e l'Arneis del Roero.
Tutti sublimi, comunque, per annaffiare le numerose sagre che tra ottobre e novembre rallegrano la nuova stagione.
Consigliate a Migiandone, nella Val d’Ossola, il 4 e 5 ottobre la ‘Sagra del Cinghiale’ e a Sciolze la settima edizione della ‘Sagra della zucca e del fomaggio’, con tanto di rievocazione storica relativa alla sfortunata relazione tra la nobildonna Lidia di casa Savoia e Bastian Contrario, il capitano delle guardie reali obbligato dalla situazione a diventare un brigante. Alla ‘Sagra dei Ciapinabò’, i tipici tuberi carignanesi saranno sotto i riflettori per due giorni, il 7 e 8 Ottobre, a Carignano, il seducente borgo antico alle porte di Torino per la quattordicesima edizione di una specialità sempre più di moda, sempre più golosa, sempre più gettonata a casa e al ristorante. Sempre a Carignano si proseguirà il 15 con la ‘Festa d’autunno’, mentre a San Giorio di Susa, nel torinese, dal 25 al 28 ottobre avrà luogo la ‘Festa del marrone’.
Assolutamente imperdibili poi le manifestazioni nel biellese, con la ‘Festa del Raccolto’ a Salussola il 12 ottobre presso l’Azienda Agricola Guerrini e, sempre nella stessa data, la ‘Sagra della Paletta e del Macagn’ a Coggiola.
Info: www.regione.piemonte.it
IL BIELLESE - 30.09.2008
HALLOWEEN – A PASSEGGIO CON LE STREGHE
Di Lorena Crepaldi
Si tratta di una celebrazione molto radicata nella cultura americana ed in quella anglo-sassone in generale, ma da diversi anni a questa parte pure l'Italia ha accolto - a modo suo - questa preziosa occasione per dar libero sfogo alle più macabre e divertenti fantasie. Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero il giorno in cui la tradizione cristiana celebra tutti i santi, in blocco, nessuno escluso. Questa data, il 1° novembre, è denominata in inglese All Hallows' Day. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi (e pure per gli ebrei di oggi) il giorno non incomincia allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto. Ecco perchè, per esempio, si attribuisce tanta importanza alla vigilia di Natale: il 24 dicembre, infatti, non è solo il giorno prima, ma costituisce senza soluzione di continuità la prima parte del Natale stesso. Ora, per analogia, la vigilia di Ognissanti è denominata All Hallow' Eve (dove "eve" sta per "vigilia"), ma anche All Hallows' Even (che costituisce il concetto di "vigilia" con quello di "sera"); è facile immaginare come quest'ultima definizione si sia contratta in Hallows' Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Le origini di questa festa risalgono all'epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L'anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre, quando i lavori nei campi erano completamente conclusi e il raccolto era al sicuro. In tale data, quindi, tutte le divinità pagane venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l'anno entrante; le porte delle dimensioni ultraterrene erano considerate aperte, per quella notte, e tutti gli spiriti erano liberi di vagare sulla terra e di divertirsi insieme agli uomini.
L'aspetto di festa gioiosa, comunque, non dispiacque alla Chiesa, che in un certo qual modo si impadronì della ricorrenza per celebrare tutti i santi del cristianesimo: ecco allora nascere il nostro giorno di Ognissanti, che non a caso precede immediatamente il Giorno dei Morti, tanto per ribadire il legame che collega la dimensione terrena con quella ultraterrena, sia essa la sfera celeste o molto più genericamente l'aldilà. Da allora, l'antica Halloween è divenuta sinonimo di notte stregata, popolata da tutti gli spiriti maligni che la fantasia potesse immaginare.
Chi volesse trascorrere questa magica notte in modo originale, non ha altro da fare che aderire alla quinta giornata nazionale del Trekking Urbano, che quest’anno si svolgerà in 33 città italiane, compresa Biella. Grazie all'iniziativa "Esploratori a caccia di fantasmi", si potrà sperimentare un nuovo modo di fare turismo, meno strutturato: una sorta di vagabonding che privilegia panorami e monumenti meno conosciuti. All'insegna di un turismo sostenibile che decongestiona i centri monumentali e rallenta i paesaggi turistici, sarà possibile visitare le catacombe e le cripte di Palermo, i sassi di Matera, Bologna di notte sulle tracce di John Grisham, trascorrere una nottata magica al castello di Brescia o addentrarsi nel centro storico di Salerno a lume di candela.
Sa Siena, capofila, a Bari, da Genova a Treviso, da Trento a Cosenza, in tutta la penisola per la notte delle streghe.
IL BIELLESE - 27.10.2008
ECOTURISMO – di Lorena Crepaldi
Con l’appropinquarsi della stagione invernale, il pensiero corre inevitabilmente alle prossime festività di fine anno e magari a come trascorrere alcuni giorni all’insegna dell’originalità, ma anche del risparmio. La montagna resta per gli italiani la meta preferita da raggiungere, sia per gli scenari da fiaba che offre in seguito all’innevamento, sia per l’atmosfera che si respira nel periodo natalizio. Una proposta interessante potrebbe essere l’ecoturismo, sebbene non tutti siano a conoscenza dei propositi che animano tale tendenza. Si tratta di un turismo responsabile, nel rispetto e salvaguardia dell'ambiente e in particolare dell'ecosistema e della biodiversità, con minimizzazione dell'impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo stesso; rispetto e salvaguardia della cultura tradizionale delle popolazioni locali; requisito di consenso informato da parte di tali popolazioni sulle attività intraprese a scopo turistico; dove possibile, partecipazione attiva delle popolazioni locali nella gestione delle imprese ecoturistiche; in ogni caso, condivisione con esse dei benefici socio-economici derivanti dal turismo.
Nell’ambito di tali iniziative, il rifugio Regina Margherita, gestito dal Cai di Varallo Sesia (VC), rifugio più alto d'Europa con i suoi 4559 metri ai confini tra Italia e Svizzera, ha vissuto modesti cambiamenti nel corso degli anni, fino ad essere poi completamente ricostruito tra gli anni '70 ed '80. Il nuovo edificio fu costruito infatti con particolare attenzione alle condizioni del territorio in cui si trovava. Tra le soluzioni scelte, una doppia parete per resistere alla rigidità delle temperature esterne e una serie di lamine di rame per limitare i rischi di esser colpiti da un fulmine. L'impianto di riscaldamento, in origine una stufa a legna, è ora un generatore di corrente elettrica a gasolio, dotato di uno scambiatore di calore in grado di recuperare l'energia termica che si genera nel corso del funzionamento del motore. La collaborazione del turista è poi fondamentale per una gestione ecocompatibile del Rifugio: infatti l'88% degli escursionisti accetterebbe una riduzione del comfort per ridurre l'impatto ambientale e il 91% degli alpinisti si è detto disposto a portare con sé i rifiuti prodotti scaricandoli a valle, riducendo così il numero di viaggi dell'elicottero destinato al collegamento tra la valle ed il rifugio. Davvero interessanti sono alcune iniziative prese per ridurre l'impatto ambientale: ad esempio, un sistema di pannelli solari che sciolgono la neve, ottenendo così acqua ed energia elettrica. Oppure, per evitare di usare troppi detersivi, il rifugio ha scelto di non fornire agli alpinisti il sacco lenzuolo: ciascuno dovrà portarsi il suo.
Il Regina Margherita non è comunque l’unico rifugio che ha pensato a soluzioni ecologiche per l'energia elettrica. Ventisette rifugi in Italia hanno aderito al progetto Cai-Enel, per l'attivazione di impianti fotovoltaici. Alcuni sono disseminati in Trentino Alto Adige, dove da molti più anni le campagne ecologiche trovano terreno fertile. In Val Senales, infatti, si sperimenta il futuro anche con il monitoraggio costante dei ghiacciai.
Il Parco Adamello Brenta, invece, nel Trentino Occidentale, comprende una vasta area protetta, caratterizzata da scenari molto diversi tra loro. Il Parco si situa tra le valli Giudicarie, di Non e di Sole estendendosi tra due vasti ambiti geomorfologicamente distinti: le Dolomiti di Brenta ed il massiccio granitico dell'Adamello Presanella. Ricchissime di acque e specie di flora e fauna, le valli laterali costituiscono la via di accesso agli ambienti più selvaggi e remoti del Parco.
Per informazioni: www.mappaecoturismo.it
IL BIELLESE - 11.11.2008
PASSEGGIANDO PER MERCATINI
di Lorena Crepaldi
Come di consuetudine in questo periodo, è bello pensare di organizzare un bel week-end all’insegna degli acquisti dei doni da porre sotto l’albero, andando per mercatini di Natale nelle più svariate località alpine: Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Vipiteno, o magari considerare quelli oltre confine, in Baviera, in Austria e in Alsazia. Restando nella nostra bella penisola, però, si può scoprire, a sorpresa, che molta magia regna pure tra i banchetti allestiti in numerose altre città italiane. La città di Napoli, infatti, ricca di bellezze artistiche e paesaggistiche, offre, attraverso il suo mercatino natalizio, un’ottima scusa per essere visitata anche in inverno. Il Natale a Napoli vuol dire presepe. Il legame tra la tradizione del presepe e Napoli è cosi esclusivo che il termine "presepe napoletano" indica ormai una realtà a sé. Il presepe napoletano vanta tra le sue statuine non soltanto i personaggi classici, Santa Famiglia, magi, pastori e figuranti dei mestieri, ma la rappresentazione, spesso caricaturale, di personaggi famosi del passato e del presente.
Entrare a far parte dei personaggi del presepe napoletano è infatti una meta ambitissima per molti esponenti dello spettacolo, della politica e dello sport. La via del presepe è per antonomasia Via San Gregorio Armeno a Spaccanapoli. Qui si susseguono botteghe specializzate, all'interno delle quali e possibile trovare di tutto: dalle statuine classiche agli accessori per creare il presepe animato, a quelle delle caricature dei personaggi famosi. Le novità 2008 sono Barack Obama e lo scrittore Roberto Saviano. Il Mercato Natalizio di Napoli ha quindi una caratteristica unica: è aperto tutto l'anno, dato che non si tratta di un mercato temporaneo, formato da banchi e stand, ma di una vera e propria zona della città dedicata al Natale. Il presepe è diventato quasi un simbolo della città partenopea, che l’ha adottato facendolo diventare sia una forma d’arte che una forma di rappresentazione caricaturale della realtà. Evolutosi nel tempo, tanto che se all’inizio veniva allestito esclusivamente nelle Chiese ed era considerato un simbolo religioso, nel Settecento (considerato il secolo d’oro del presepe) cominciò a diventare un immancabile decorazione nelle case dell’aristocrazia napoletana. Risalendo l’Italia, comunque, non va dimenticato il famoso mercato di Piazza Navona a Roma, allestito dal 8 dicembre al 6 gennaio 2009 o quello del quartiere Centocelle, anch’esso allestito fino all’epifania, ma visitabile solo dal venerdì alla domenica.
Milano, poi, offre il 21 dicembre il famoso mercatino di natale sui navigli con orario dalle 9.00 alle 18.00, dove più di 300 espositori provenienti da tutta Italia offriranno al pubblico un’ ottima occasione per trovare l'ultimo regalo e passare una giornata nello splendido contesto dei canali arricchito dalle scintillanti luminarie appositamente realizzate in stile liberty. Sempre in Lombardia, nella provincia di Sondrio, meritevoli sono anche i mercati di Bormio e Livigno. Non ultimo, in Piemonte, invece, Torino è la città che offre più spunti dal 5 al 23 dicembre in Piazza Borgo Dora, mentre ad Arborio, in provincia di Vercelli, il giorno 14 dicembre ci sarà il mercatino di hobbisti con tante idee fatte a mano.
IL BIELLESE 25.11.2008
DOLCE NATALE – di Lorena Crepaldi
Sull’origine e sul significato simbolico dei cibi della festa si ritrovano tracce già nelle epoche antiche: credenze pagane filtrate poi da motivi cristiani, richiami a sacrifici di varia natura, al culto dei morti e a riti propiziatori della fertilità. Le pratiche di cucina tradizionali della pasticceria del Natale delle varie regioni d’Europa trovano una nota comune nella produzione dei pani dolci, definizione con la quale si riconoscono quei tipi di pane, dolce, biscottato o tipo brioche, ai quali si danno forme particolari, scaramantiche e propiziatorie: omini, donnine, santi, personaggi fiabeschi, animali, stelle, luna, costellazioni, simboli astratti. Fra queste le più comuni e usate per dar forma ai dolci sono la corona o la ruota, a richiamare il sole. Si tratta insomma di cibi rituali, che un tempo venivano preparati seguendo una precisa gestualità e l’utilizzo di ingredienti simbolici, espressione di un culto della fertilità.
Il pane di Natale, per esempio, è una consuetudine che si mantiene un po’ ovunque con nomi che variano da regione a regione: pan pepato in Romagna, panforte in Toscana, panone in Emilia, pan di miele in Veneto, pan speziato, pan nociato, pan vinesco in Puglia, panettone, pinza, pan giallo in Lazio e Umbria, pan di mandorle ecc. In molti di questi dolci prevale come ingrediente il miele, a dimostrazione dell’antichità della ricetta. Il miele infatti, almeno fino al cinquecento, risultava la sostanza dolcificante di uso popolare, al posto dello zucchero. Elemento caratterizzante del pane della festa è poi la presenza di spezie, ingrediente particolarmente costoso, che, potendone disporre, rappresentava in un certo senso un simbolo di stato sociale. Ecco allora apparire fra le sostanze dell’impasto un pizzico di pepe, cardamomo, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero, zafferano, vaniglia. Le origini di queste ricette vanno ricercate nelle cucine dei conventi e dei ceti agiati. La ricchezza di aromi è tipica dei dolci dell’inverno e in particolare del periodo natalizio. Stelle e “bretzel” alla cannella dei paesi scandinavi trovano un contraltare nelle regioni del centro Europa nei biscotti al coriandolo, al cardamomo, allo zenzero, nella treccia allo zafferano o nei nastri all’anice e nel riccio alle spezie, con miele, cannella, chiodi di garofano, anice, fiore di macis e vaniglia confezionato nei cantoni della Svizzera. In Germania invece ed anche più a sud, fra i regali da far trovare ai bimbi sotto il grande albero o accanto alla culla del Bambinello il giorno di Natale non possono mancare i dolcetti di marzapane, considerato da secoli una leccornia tra le più fini e gradite. Per confezionarlo, di qualunque tipo sia, servono mandorle, zucchero e acque di rose.
dicembre 2008
|