
"UN FENOMENO CHIAMATO ANASTACIA”
di Lorena Crepaldi
Si è da pochi giorni concluso a Monaco di Baviera il grande tour europeo dal titolo “Live At Last” della cantante americana Anastacia e già si parla del suo trionfale ritorno nell’annunciato “Encore Tour 2005”, che porterà nuovamente l’artista sui palchi di Germania, Austria, Olanda, Gran Bretagna ed infine Irlanda, per un totale di 10 serate che promettono nuovamente il “sold-out”.
Subissato infatti ogni successo nel primo ciclo di concerti tenuti nell’autunno dello scorso anno, con l’unica data italiana del 28 ottobre al Fila Forum di Assago, Anastacia aveva voluto riproporre ai suoi fans una nuova serie di appuntamenti musicali nelle maggiori città europee, comprese Bologna e Bolzano, che l’hanno ospitata rispettivamente il 9 e 11 febbraio scorso.
E’ di alcuni giorni fa anche l’uscita del suo ultimo singolo: “Heavy on my heart”, estratto dall’album “Anastacia”, che sta velocemente salendo ai vertici delle classifiche mondiali, proprio come i precedenti: “Welcome to my truth”, “ Sick and tired” e la trascinante“Left outside alone”.
L’atmosfera e il ritmo delle canzoni contenute in questo 3° album, che porta semplicemente il suo nome e che ha già venduto più di 3.500.000 di copie, sono a volte spiazzanti rispetto alla tematica dei testi, ma tratteggiano pienamente l’artista, che attraverso la sua musica apre una finestra sul proprio cuore e sulle proprie emozioni profonde, rivelando con commovente sincerità la disperazione che l’aveva colta in un particolare momento della propria vita, circa due anni fa, in seguito alla scoperta di un carcinoma al seno. Una testimonianza di dolore, ma anche di speranza che si realizza nell’incisività della sua incomparabile voce, una voce eclettica che fonde soul, pop, rythm & blues e rock. In un termine … “sprock”, da lei stessa coniato. Una miscela esplosiva che diventa parte integrante di ogni sua interpretazione.
Come più volte la stessa Anastacia ha affermato, è stata proprio la sofferenza ad imprimerle maggiormente certi valori e a darle conferma di come “la vita, per quanto ricca di ostacoli, vada sempre comunque difesa con coraggio, forza e tenacia”. E la tenacia non è certo mancata a questo talento più unico che raro, che ha mosso i primi passi artistici nella “Grande Mela”.
Figlia d’arte, Anastacia nasce infatti a New York 31 anni fa. Il padre Robert era cantante nei circuiti dei Catskills Hotels e Night Clubs della East Coast, mentre la madre, Diane Hurley, attrice di teatro a Broadway.
In seguito al divorzio dei genitori, trascorre l’infanzia con quest’ultima a Chicago, insieme ai fratelli Brian e Shawna.
All’età di 13 anni le viene diagnosticato il Morbo di Chron, una grave malattia che colpisce l’apparato intestinale, malattia contro la quale è costretta a lottare per quasi 10 anni.
Nel frattempo si diploma e svolge lavori di tutti i tipi: parrucchiera, receptionist in un salone di bellezza, cantante per matrimoni.
Nonostante comunque fin da piccola la giovane “Stacey” respiri “aria di spettacolo”, sembra che i suoi iniziali interessi siano volti più allo studio dell’archeologia, che a quelli della danza e del canto, finché non inizia a frequentare con la sorella maggiore il “Club 1018” di N.Y, di cui diventa praticamente una habitué.
Riesce così a farsi notare con la grinta che la caratterizza e partecipa a numerosi shows e videos di “MTV”, il famoso canale musicale.
Balla e fa da vocalist a molti gruppi, fino a quando il famoso “talent scout” Pearce la contatta. Ma non è ancora il momento del vero e proprio esordio, in quanto questo arriva solo nel 1998, quando partecipa e vince sbaragliando più di 160 concorrenti al programma “Star Search” di MTV appunto, con la canzone “Not that kind” .
Ora ha anche una Manager, Lisa Braudé, ed è l’inizio del successo. Tommy Mottola, Doug Morris, grandi nomi dell’industria musicale, e addirittura Michael Jackson si complimentano con lei telefonandole e incoraggiandola a continuare senza timori.
Il grande passo avviene però con il lungimirante David Massey, Responsabile del colosso “Epic”, che le fa firmare un contratto con l’etichetta “Daylight”.
Anastacia entra dunque in studio con musicisti e autori del calibro di Carl Sturken, Evan Rogers, Sam Watters, Louis Biancaniello e il vincitore del “Grammy Award” Ric Wake.
Nasce così nel 2000 il primo album: “Not that Kind”. Ed è subito un successo. Nel giro di pochissimi mesi il nome di Anastacia esplode collocandosi ai vertici della popolarità. Viene eletta dalla stampa specializzata come l’erede di Tina Turner e Aretha Franklin, ma “Stacey” dimostra presto di avere una capacità vocale che sfugge ogni categorizzazione, uno stile fortemente individuale da farle conquistare decine di dischi d’oro, di platino e multi-platino, oltre ai premi più prestigiosi, con vendite complessive di milioni di copie.
“A black voice in a white angel”,… “una voce nera in un angelo biondo” viene presto definita questa minuscola creatura alta poco meno di un metro e sessanta, ma straordinariamente dotata, accattivante, aggressiva e angelica allo stesso tempo.
Nel 2002 esce a ruota il secondo album “Freak of Nature”, ovvero “Fenomeno della Natura”, registrato a N.Y. in soli due mesi.
Il titolo è quasi un omaggio a se stessa, poiché e il soprannome attribuitole dalla madre, ma soprattutto è l’ironica rappresentazione della sua natura anticonformista, un po’ strana, cioè “freak”, come lei stessa ama definirsi.
Vengono estratti alcuni singoli: “Paid my dues”, “Why’d you lie to me”, “One day in your life”, “You’ll never be alone”, sempre ai vertici delle charts mondiali.
Poi accade l’inaspettato: dietro l’angolo l’ombra oscura di una minaccia. Nel gennaio del 2003 Anastacia annuncia di avere un tumore al seno ma, fedele al proprio modo di essere, rassicura tutti coloro che la amano, fans di tutto il mondo compresi, dicendo di voler lottare con tutte le proprie forze per tornare a fare ciò che desidera di più: cantare.
Così, a pochi giorni dall’inizio delle registrazioni del terzo album, entra in ospedale per sottoporsi all’intervento. Seguono giorni di crisi profonda, di insonnia, di dolore, di pianto, di paura, di smarrimento, di debilitazione, a causa delle terapie, ma alla fine la promessa è mantenuta. Anastacia torna alla vita dopo molti mesi vissuti nell’incertezza di essa.
Nel settembre del 2003 si rimette subito al lavoro di quell’album interrotto, ma il dolore, una volta ancora, ha lasciato una cicatrice grande nel suo cuore, proprio come quella che porta orgogliosamente sul grembo a ricordo della sofferenza vissuta in giovinezza.
E’ un momento di transizione e grande cambiamento per quest’artista enormemente maturata. Come lei stessa afferma:”Si tratta di un difficile viaggio creativo” .
Ogni brano viene scritto da lei e arrangiato da artisti di eccezione come Glen Ballard, Dallas Austin e Dave Stewart. L’uscita del disco avviene nel marzo del 2004 e segna il suo ritorno alle scene.
Dodici canzoni dalle sonorità uniche che colpiscono immediatamente il pubblico. Viene addirittura prodotta un’edizione limitata contenente anche un DVD che ripercorre le varie tappe di realizzazione del disco e contiene inediti sulla cantante, comprese alcune scene che la ritraggono sofferente all’ospedale.
E’ passato ormai più di un anno dall’uscita di “Anastacia”, ma ogni singolo estratto ha riservato sorprese infinite, dal video che spesso lo corredava, a canzoni inedite.
Anche in “Heavy on my heart” sono presenti due chicche non trascurabili, oltre al nuovo video del brano omonimo. La prima è “Underground Army” e la seconda “Trop lourd dans mon coeur”, l’originalissima versione francese che rivela un’Anastacia ancora più struggente.
Sono presenti anche gli “Special Thanks” della cantante stessa che, quasi sottovoce e con grande delicatezza, rivolge a tutti coloro che l’hanno supportata nella sua carriera e tutti i fans che acquistando il suo singolo contribuiscono alla ricerca scientifica, in quanto parte dei profitti vanno all’”Anastacia Fund”, da lei stessa creato, con la collaborazione del “Breast Cancer Research Fund”.
Certe sono anche le uscite di un CD “Live” e di un “Greatest Hits” nell’autunno prossimo, ma fino ad allora non resta che ascoltarla in quest’ultima interpretazione e attenderla in concerto, magari a sorpresa nuovamente in Italia.
Aprile 2005

VANONI E PAOLI: RICORDI "SENZA FINE"
di Lorena Crepaldi
E' ripreso il 26 febbraio il tour "Ti ricordi, no non mi ricordo" di due mostri sacri del panorama musicale italiano: Gino Paoli e Ornella Vanoni.
Dopo il debutto del 12 febbraio al Sistina di Roma, con la regia di Maurizio Costanzo, che aveva registrato il "tutto esaurito", eccoli nuovamente sulle scene fino al 21 di maggio, dove termineranno la loro kermesse al teatro Carlo Felice di Genova .
Due anni di lavorazione per un album che, come un vero cofanetto, offre 12 perle inedite, rivelando una complicità artistica unica.
Brani di raffinata originalità, da "Boccadasse" a "Lo Specchio", da "Sogni" a "L'Azzurro Immenso", prodotti da Bruno Sconocchia e Paolo Santoli, con la produzione artistica di Adriano Pennino e quella esecutiva di Aldo Mercurio.
Un contributo dato alla musica dagli stessi Vanoni e Paoli, ma anche da altri autori di fama internazionale, quali Vinicius de Moraes, Jobim e l'italiano Cammariere.
Vent'anni di lunga attesa per vederli nuovamente uniti a cantare, avvolti da un'atmosfera talvolta nostalgica, ma allo stesso tempo innovativa e quasi "deluxe", come l'edizione a tiratura limitata dello stesso album distribuito dalla Sony, che riserva notevoli sorprese.
Due artisti coetanei che hanno festeggiato i loro settant'anni, due persone la cui vita è stata intensa, costellata di grandi successi, di scelte difficili, di grandi amori, di incontri unici, così come il loro, avvenuto 40 anni fa.
Una profonda storia d'amore che per molti versi si rinnova oggi con quella stima reciproca che è rivelata nell'entusiasmo di condividere sullo stesso palco scelte artistiche e musicali.
Forse la canzone "Senza fine" che Gino offrì ad Ornella nei lontani anni '60, diventata poi uno dei cavalli di battaglia della poliedrica cantante milanese, era già il messaggio precursore di un connubio particolare destinato a durare sino ai giorni nostri.
Alternando musica a teatro e passando attraverso il cinema e la televisione, Ornella Vanoni, scoperta dal regista Sthreler, ha inciso decine di dischi nella sua lunga carriera, così come Gino Paoli che, da pittore dei Carruggi di Genova, si è poi sempre distinto per la ricercatezza dei temi trattati nelle sue canzoni.
Ha espresso le domande della gente in periodi di incertezza politica ed economica, ha cantato con coraggio i dubbi, i malesseri, i desideri profondi e la melanconìa di un'Italia che cambiava.
Esistenzialismo e sensibilità sono state le prerogative di questo autore, sempre sobrio ed elegante, a volte un po' scontroso e sfuggente, che ha percorso la strade del successo e ora per mano, una volta ancora, ci accompagna e canta le emozioni dell'anima.
Ornella e Gino "ricordano" e lo esprimono in questo album non convenzionale, che nel titolo fornisce già una risposta a quel dialogo mai interrotto, tra di loro e con il pubblico, che sa riconoscerne il talento e ne apprezza l'autenticità.
Protagonisti della scena, durante ogni concerto coinvolgono i cuori di chi li ascolta in una dimensione ovattata, quasi irreale, tra luci che cambiano colore secondo l'intensità del sentimento e parole in musica che narrano la poesia della vita.
Molto tempo è passato da "La Gatta" che quatta quatta giunse ai vertici delle classifiche, a "Il cielo in una stanza", da "Sassi" a "Sapore di sale" cantate da Paoli o da "La musica è finita", con cui la Vanoni partecipò al Festival di Sanremo nel '67. In un lampo li ritroviamo oggi, dopo decenni di intramontabili ricordi in nota. Sono sempre loro, Gino ed Ornella, dalla voci calde e penetranti, che ci omaggiano con la loro presenza nei teatri italiani. Il giudizio del pubblico ha confermato nei plausi che "La musica NON è finita", soprattutto quella dei grandi autori ed interpreti, ma che continua ..."Senza fine".
Aprile 2005
ORNELLA VANONI E GINO PAOLI: Un arcobaleno di emozioni
di Lorena Crepaldi
Volge quasi al termine la tournée nei maggiori teatri italiani di due grandi artisti della scena musicale: Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Con lo spettacolo "Ti ricordi, no non mi ricordo" suggellano un sodalizio artistico ricco di sentimenti intensi. Più che un concerto, è un dono quello che Gino ed Ornella hanno voluto offrire ogni sera ad un pubblico sempre diverso, di città in città, di palcoscenico in palcoscenico, ad un pubblico che li ama fedelmente e li apprezza ammirato da anni.
L'atmosfera si svela intima e soffusa, proprio come Gino ed Ornella, che davanti ad un microfono e ad un pianoforte, duettano insieme dopo 20 anni esatti dalla precedente esperienza che fece registrare il tutto esaurito in ogni città italiana.
Si tratta di un avvenimento, un vero anniversario che acquista un valore simbolico per entrambi. Viene offerta una scaletta generosa di trenta canzoni, tra vecchi successi e nuove proposte dal grande impatto sonoro, accompagnate dall'Orchestra d'archi D.I.M.I. diretta dal Maestro Roberto Martinelli. Suoni soffusi, melodie intense si fondono a parole cantate, a versi di poesia che appaiono e si dissolvono sullo sfondo scenico.
Scorrono pensieri di Neruda, Alda Merini, Montale, così come quelle di autori musicali che, come dice Ornella, "...ad un certo punto si sono fermati lungo la strada". Sono Tenco, Bindi, De Andrè, De Moraes, "tutti amici che non si dimenticano".
Vengono rievocate le loro canzoni, soprattutto attraverso i colori di una memoria che prende forma: nel blu del romanticismo, nel turchese del rimorso, nell'arancione della gioia, nel rosso della passione. L'amore unisce dunque la musica alla gente, gli artisti al loro pubblico.
Proprio come diceva Ionesco:"importanti sono le parole, il resto sono chiacchiere".
E così fluisce raffinata la scena intorno ai due artisti, così la nostalgia riavvicina due amici nella loro affinità elettiva, due anime sensibili nel ricordo del vissuto, un uomo a una donna nella vita.
Ricordi che non passano invano, ma che in poco più di due ore sanno anzi solcare i cuori di chi li ascolta e alzandosi applaude a lungo dicendo: "grazie Ornella, grazie Gino".
Maggio 2005

TRA SOGNO E REALTA' - LA MUSICA DI TORI AMOS
di Lorena Crepaldi
Già dalle prime note rapisce la musica di Tori Amos, americana del North Carolina che dalla tenera età di 2 anni mostra un autentico talento naturale per il pianoforte. Una brillante infanzia trascorsa ad ascoltare e ad apprendere la musica solamente “ad orecchio”, spinge la famiglia ad iscriverla al prestigioso Conservatorio Peabody di Baltimora, ma la reticenza e la scarsa volontà dimostrata dal piccolo genio nel voler accettare i rigorosi metodi di insegnamento, sono il motivo per cui è costretta a lasciare l'istituto.
Appena 13enne suona già nei Clubs e nel 1980 esce il suo primo singolo dal titolo “Baltimora”, quasi ad esorcizzare la sua esperienza passata.
Nonostante si cimenti in “performances” punk e addirittura di rock metallico, formando anche una band e incidendo un disco con musicisti quali Matt Sorum, dei futuri Gun's 'n Roses, e il chitarrista Steve Farris,Tori chiude la sua parentesi a Los Angeles e il “decretato flop” ritornando ai ritmi jazz, rythm'n blues e a quella musica più soave che aveva coltivato per tanto tempo e in cui sicuramente si riconosceva maggiormente.
Il piano diventa una parte integrante di sé attraverso il quale riesce a comunicare le emozioni più profonde, i drammi, le speranze e le passioni.
Trasferitasi a Londra, nel 1992 esce il suo primo vero Album, “Little Earthquakes”, “piccoli terremoti”, come quelli che caratterizzano la vita interiore di coloro che sono particolarmente sensibili e attenti ad ogni cambiamento. Un successo autobiografico che le vanta 2.000.000 di copie vendute portandola alla ribalta mondiale come una musicista che trasforma la poesia in nota, con metafore e sonorità raffinate.
Seguono “Under the Pink” nel 1994 e “Boys for Pele” nel 1996, registrato in 6 settimane in una chiesa irlandese, poi un tragico silenzio la tiene ferma dalle scene per due lunghi anni. La perdita di un figlio in gravidanza la segna ulteriormente, tanto da ispirarla per nuovi brani e farla ritornare per alcuni concerti in luoghi più raccolti ed intimi. Il discusso “Choirgirl” esce nel maggio del 1998 e Tori, mutando il suo volto di artista in evoluzione, spazia da un angolo all'altro del “vecchio continente” con la sua band nel famoso “Plugged Tour”.
La sua immagine di donna esile e delicata ricorda quasi una “ninfa” dai lunghi capelli rossi. Le sue dita sottili che accarezzano la tastiera producono suoni che ben sanno fondere i ritmi classici a quelli di un ricercato e romantico pop elettronico.
Anche il suo ultimo lavoro, “The Beekeeper”, uscito appena qualche mese fa, rivela l'anima profonda di quest'artista un po' riservata, che negli anni ha contrapposto schiere di accaniti fans a critici controversi. Musica che scaturisce sì dal cuore, che ipnotizza magicamente l'ascolto, ma certamente non “immediata”, di facile impatto o commercializzazione, come forse avrebbero voluto i “music-makers” di grandi etichette.
Tori ha imposto con garbo il suo stile negli anni, ha dimostrato tenacia e coraggio, si è evoluta arrichendo il suo repertorio di brani strumentali, ma anche e soprattutto di canzoni the toccano il cuore. “The Beekeeper” è un sensuale esempio di quanto la musica riesca a sfiorare le corde intime che vibrano in ognuno di noi.
Amata, discussa, non compresa, elogiata, Tori Amos, al secolo Myra Ellen, si muove nel panorama musicale come una di quelle artiste “èlitarie” che sicuramente non raccolgono solo favore, ma che dimostrano comunque grande professionalità e coerenza.
Può certamente essere motivo di scoperta l'ascolto di questa originale cantante che in sé racchiude più culture, grazie alle esperienze maturate. Tori è attualmente in “tour” e ha già toccato l'Italia in più riprese proponendo le sue note in contesti come il Parco Novi Sad di Modena e Villa Erba a Cernobbio (CO) lo scorso 5 luglio.
Proprio in quest'ultima località, anche grazie all'organizzazione dell'Agenzia FourOne di Como (di Vittorio Quattrone), si è potuto assaporare appieno il gusto di una musica dolce ma incisiva, quale è la sua, a completo corredo di un contesto ricercato e non consueto.
Nel riserbo e con qualche sorriso appena Tori promette di non deludere coloro che la amano e di farsi voce in musica per parlare del cuore, dell'amore, dei vizi della società, del dolore, del rimpianto, di sé, della vita ... e di tutti.
Luglio 2005

COLDPLAY: Il nuovo Rock romantico
di Lorena Crepaldi
Chris Martin, la voce, Jon Buckland alla chitarra, Will Champion alla batteria e Guy Berryman al basso, in un nome: i Coldplay. Sono loro i trionfatori dell’anno nelle classifiche mondiali. Fenomeno planetario che li pone al momento sul podio più alto con il titolo di “Best Group”.
“X&Y” è il titolo del loro 3° Album uscito il 6 giugno e prodotto da Danton Supple, Ken Nelson e dalla stessa band. Anticipato solo da un paio di settimane dal singolo “Speed of Sound”, vera colonna sonora dell’estate 2005, il disco è presentato nel loro “Twisted Logic Tour”, il tour mondiale che è arrivato anche in Italia in un unico evento l’11 luglio scorso nella magnifica cornice dell'Arena di Verona.
Dopo le ottime premesse di “Parachutes” (2000), la consacrazione commerciale di “A Rush Of Blood To The Head” (2002) e il live celebrativo registrato nel 2003 all'Horden Pavillon di Sidney, la band si è chiusa in un lungo silenzio per ritornare con quest’ultimo lavoro dal titolo assai particolare.
Il senso della dualità, con accenno ai cromosomi, come lo stesso Martin fa notare, la luce della vita in contrapposizione al buio dell’incertezza, le incognite matematiche per eccellenza che non trovano risposta alle domande che ogni individuo si pone, il negativo e il positivo sono il filo conduttore dei 12 brani del disco. Canzoni avvolte da una sonorità intrisa di sentimenti, melodie fluttuanti dall’apparenza fragile, chitarre avvolgenti su cui poggia la voce cristallina di Chris Martin, emozionante senza essere però troppo ricercata, sono il passaporto che garantisce il meritato successo.
Il gruppo si è formato all’inizio del 1998 iniziando a suonare nei locali di Londra dopo pochi mesi con il nome di “Starfish”. I quattro musicisti si erano però conosciuti nel settembre del 1996 alla University College di Londra, dove ognuno di loro aveva già mostrato doti musicali notevoli.
Lo stesso Martin, figlio di una insegnante e di un contabile, ebbe il suo primo approccio con la musica quasi per gioco, poiché appena undicenne ricevette in dono dai genitori una chitarra. Dopo i primi strimpellamenti realizzò che la sua passione era in realtà il pianoforte, così molto presto iniziò a studiare seriamente questo strumento, incoraggiato soprattutto dal suo maestro di musica Steven Tanner.
Tanner lo convinse infatti che non necessariamente proponendo musica classica si poteva essere considerati dei buoni musicisti, quindi il giovanissimo Chris comprese presto l’ecletticità del mondo musicale. Determinante è poi stato il periodo alla Scuola Sherbone di Londra dove Martin apprese una sì maggiore spiritualità, ma anche e soprattutto il confronto umano e professionale con persone provenienti da ogni etnia e ceto sociale.
Realizzando il singolo “Brothers and Sisters” all’inizio del 1999 per la Fierce Panda e prima ancora di firmare un contratto discografico con la Parlophone per “The Blue Room”, i Coldplay si sono distinti subito nel panorama musicale giungendo fino ai giorni nostri con una eco incredibile, annoverando numerosi premi e menzioni, non ultime le quattro nominations ai prestigiosi “World Music Awards” assegnati al Kodak Theatre di Hollywood lo scorso 31 agosto.
Con l’appellativo di “nuovo rock romantico”, si può affermare che la musica brit-pop dei Coldplay è veramente destinata ad una crescente approvazione da parte della critica mondiale e del pubblico, che da tempo ne ama comunque le performances, nonché il carattere riservato dei componenti del gruppo.
Settembre 2005

BRYAN ADAMS: “Note graffianti”
di Lorena Crepaldi
Si è concluso in Russia alla fine di settembre il lungo “Room Service Tour”, dall’omonimo Album, dell’artista canadese Bryan Adams, che nel curriculum vanta voce graffiante, aria da eterno ragazzo scanzonato, decine di milioni di dischi venduti in più di 25 anni di carriera, numerose nominations ai Grammy Awards, ai Golden Globe e addirittura due agli Oscar per le migliori colonne sonore, oltre a duetti con artiste quali Tina Turner, Laura Pausini e Mel C, ex Spice Girl .
Cresciuto a “pane e musica” nei quartieri di Vancouver, il giovanissimo Bryan, appena 15enne, si distingue subito per la grinta magnetica della sua ugola, tanto che entra a far parte della rock band underground “Sweeney Todd”, sostituendo proprio Nick Gilder, fondatore del gruppo.
Con il singolo “Roxy Roller” del 1976 comincia così un po’ in sordina il successo in Canada, dove arriva, con lo Juno Award, il primo riconoscimento ufficiale, ma è negli Stati Uniti, dove la “macchina della musica” produce solitamente effetti ben più riecheggianti, che il brano balza velocemente nelle prime cento posizioni della Hot Charts, vendendo più di 250.000 copie.
L’anno seguente è quello veramente determinante per Bryan, in quanto con il brano “Let me take you dancing” è finalmente solista e protagonista assoluto della sua ascesa nel panorama musicale. L’uscita di una compilation che contiene covers di altri cantanti lo fa comunque notare dalla critica come un buon “interprete”.
Ancora un singolo dal titolo “Dancing” e finalmente nel febbraio del 1980 esce il suo primo vero album che porta semplicemente il suo nome. Contiene brani originali dall’impronta nettamente “rock”, quell’impronta che ancora lo contraddistingue oggi dopo più di 15 albums e decine di singoli.
“Rock ‘n Roll Performer” per antonomasia, Bryan Adams ha confezionato in “Room Service”, l’ultimo lavoro uscito ormai più di un anno fa, nel settembre del 2004, ma ancora presente nelle classifiche più importanti, un insieme di canzoni ricche di energico rock, ma anche di quella melodica energia che ogni nota graffiante sa esprimere puntando dritto al cuore di chi ascolta.
Vero leone da palco, abbracciato alla sua immancabile chitarra, Bryan è giunto anche in Italia nello scorso mese di settembre, allietando le arene di 3 città italiane: Milano, Torino e Genova. Accompagnato dal virtuoso chitarrista Keith Scott, dal batterista Mickey Currey, che ha collaborato in passato anche con artisti del calibro di David Bowie, dal bassista Norm Fischer e dal tastierista Gary Breit, ha stabilito un intenso contatto con i suoi fans, non limitandosi alle sole interpretazioni, ma scherzando e parlando con loro della propria vita in un’atmosfera quasi raccolta.
Proponendo i brani dell’ultimo album, Bryan ha alternato i suoi maggiori successi, da “Run to you”, uno dei primissimi, a “Please, forgive me” , celeberrimo singolo tratto da “So Far, So Good”, che ha venduto in pochi mesi più di 13 milioni di copie. Non sono mancati poi “It’s only love”, “Everything I do, I do it for you”, colonna sonora del film “RobinHood” con Kevin Kostner, e ancora “Cuts like a Knife”, “Have you really loved a woman?”, altra indimenticabile colonna sonora della pellicola “Don Juan de Marco, Maestro d’Amore” con Johnny Depp e Marlon Brando, e molti altri successi in due ore di emozioni.
Testimone di come la musica possa globalizzare i popoli e renderli più vicini in un unico interesse, Bryan trascorre la maggior parte dell’anno offrendosi in tour e con i suoi 45 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, si colloca senza dubbio tra le stelle più apprezzate del firmamento musicale, non solo dai nostalgici del rock ‘n roll, ma da un pubblico eterogeneo che non trova confini, ne geografici ne temporali.
Ottobre 2005

DULCE PONTES: “Alma do Fado”
di Lorena Crepaldi
Chi conosce il Fado non può non conoscere Dulce Pontes, grande interprete di questo magico genere musicale, unica vera erede della famosa Amalia Rodrigues, scomparsa appena qualche anno fa.
Struggente, intensa, emozionante nell’interpretazione dei brani, nella gestualità, penetrante fino all’inverosimile, Dulce Pontes sa bene come far vibrare i sentimenti, rendendoli quasi tangibili, facendone scaturire indimenticabili momenti.
Musicista e autrice di grande levatura ha recentemente rapito il pubblico di Torino con uno spettacolo unico al Regio, proponendo brani del suo repertorio personale e alcuni del panorama classico fadista.
“Por dentro do Fado”, questo è il titolo dell’ultimo Tour che ha fatto conoscere anche a chi non era tra i privilegiati conoscitori di questa straordinaria musicalità tipicamente portoghese, un mondo di tradizioni in nota che affonda le radici nel Medioevo.
L’entrata di quattro eleganti musici anticipa l’apparizione sul palco di questa sorridente e minuta creatura che quasi immediatamente abbraccia tutta la platea in acuti indimenticabili, tanto da meritarsi vere e proprie ovazioni.
La musica di Dulce Pontes unisce e forma effettivamente un immaginario “ponte” che attraversa l’Europa approdando da una cultura all’altra, ispirandosi al passato, senza mai comunque dimenticare di mantenere vivo quel fuoco di curiosità e scoperta che permette di proporre un Fado antico e moderno in ugual modo.
Coinvolgente l’atmosfera soffusa delle luci che coronano il suo spettacolo, che non si può definire semplicemente concerto, ma intimo richiamo dell’anima. Attraverso l’introspezione soggettiva, Dulce Pontes riesce a esprimere una filosofia di vita che trova spazi ben più ampi di quelli raccolti in pochi minuti di note e parole sapientemente mescolate.
Questa è la vera magia di quest’artista portoghese, regina incontrastata del Fado mondiale, che all’età di 36 anni annovera successi strepitosi in ogni angolo della terra.
Certo non lo avrebbe pensato neppure lei di raggiungere tali traguardi quando alla periferia di Lisbona muoveva i primi passi studiando pianoforte e danza, ma la tenacia e soprattutto la grande positività sono state le chiavi di accesso per giungere alla porta del successo.
Albums come “Lusitana” del 1992 o “Lagrimas” del 1993 restano per sempre nella storia di quella musica di qualità che certamente non trova platee da stadio, ma folte folle di appassionati che perpetuano negli anni il loro amore trasmettendo la loro passione in modo incondizionato.
Ottobre 2005
NOA: “Voce d’Oriente”
di Lorena Crepaldi
Vero nome Achinoam Nini, nome d’arte Noa. Israeliana di nascita, ma yemenita di origine, cresciuta nella “Grande Mela”, dove all’età di un anno si trasferisce con la sua famiglia, Noa si avvicina dapprima al mondo della danza alla Graham School di New York, e in seguito a quello della musica.
Approfondisce infatti la conoscenza di quest’ultima solo quando a 17 anni decide di ritornare a vivere in Israele, sua terra natale, e alla prestigiosa Rimon School di Tel Aviv si dedica allo studio del pianoforte e della chitarra. Qui conosce Gil Dor, fondatore della scuola e grande musicista, che in lei riconosce subito un grande talento.
Nel 1991 Noa si esibisce così nel suo primo concerto al Jazz Festival di Eilat proprio in duetto con Dor, ma e nel 1994 che, conoscendo Pat Metheny, maestro e scopritore dello stesso Dor, Noa va alla ribalta internazionale con il suo primo vero album che porta semplicemente il suo nome.
Nello stesso anno si garantisce la fama anche con la particolare performance dell’”Ave Maria” in Piazza San Pietro di fronte al Pontefice e ad una folla osannante di più di centomila persone.
Tra platee acclamanti e critiche politiche di oltranzisti spietati, Noa si decreta comunque come la prima cantante israeliana ad imporsi realmente come portavoce sì di un “popolo travagliato”, ma anche come stella della musica internazionale, che prescinde da confini geografici e soprattutto da influenze politiche e religiose.
Intervallando brani in lingua ebraica e partecipazioni a diversi Festivals e programmi, è con il secondo album dal titolo “Calling”, uscito nel 1996, che Noa esprime in nota tutto il suo sentire. Nel 2000 segue “Blue touches blue”, che contiene anche la straordinaria “Beautiful that way”, indimenticabile colonna sonora del film premio Oscar “La vita è bella” di Roberto Benigni.
Ogni album di questa artista diviene così sinonimo di ricerca interiore, di espressione profonda del sentimento, in ogni sfaccettatura. Noa dimostra una incredibile poliedricità, cimentandosi in molti generi musicali: dalla musica popolare alla classica, dal jazz al pop.
Si fa testimone di molte campagne e addirittura ambasciatrice FAO nel 2003. Proprio nello stesso anno inizia anche il sodalizio artistico con il “Solis String Quartet”, un quartetto d’archi napoletano che ormai la accompagna fedele in tutta Europa.
Il repertorio proposto è vario e scivola gradualmente da un genere all’altro.
La “melodia orientale” del canto antico e tradizionale accompagnano questa cantante sul palco che, mischiando saggiamente una magia vocale particolare e una gestualità intensa e sincera, sa catturare il pubblico, non inflazionandosi mai, ne rendendo banale ogni suo lavoro.
E’ effettivamente un vero evento riuscire a godere di un suo concerto e questo lo sa bene il pubblico milanese che, dopo 3 lunghi anni, ha potuto assistere nella primavera scorsa (31 maggio) ad uno spettacolo straordinario nei giardini del Castello Sforzesco, in occasione di Etnival, una Kermesse dedicata alle diverse culture ed etnie.
Accompagnata appunto dal Solis String Quartet e dai cantautori Susanna Parigi e Carlo Fava, Noa ha accolto intimamente gli spettatori avvolgendoli nella sua vocale genialità, spaziando dalla rigorosa tecnica ai caldi acuti, raccogliendo inevitabilmente applausi interminabili.
Sul palco una grande artista, ma dietro le quinte scopro l’anima della donna. Intrufolandomi pochi minuti dopo la fine dello spettacolo, conosco Achinoam e non più Noa. Occhi scuri, sguardo intenso e profondo che sorride, ma che palesa un carattere forte. Mi avvicino e le rivolgo qualche domanda stringendole la mano. Con grande disponibilità si concede a foto e ad abbracci, non smentendo così quella grande umanità che la caratterizza e che comunque traspare da ogni sua composizione.
Professionalità, genio, sensibilità e certamente melodia: questa è Noa, figlia d’Oriente e madre di una musica che non conosce tempo.
ROSSANA CASALE: "Jazz, nel cuore e nell'anima"
di Lorena Crepaldi
"Billie Holiday in me" è il titolo dell'ultimo lavoro di un'artista che certamente si può definire completa: Rossana Casale. Ormai da oltre un ventennio sulle scene, apprezzata cantante di musica leggera, dopo essersi cimentata in questi anni anche a teatro con Musicals di successo e addirittura nel cinema, eccola ritornare al primo grande amore, il "Jazz".
Nonostante lei stessa non ami connotarsi come "jazz singer", la sua voce sopraffina, particolarmente versatile, oggi le conferma senza alcuna ombra di dubbio questo ruolo, senza timore di dissacrare i miti del passato.
Interprete di talento e classe, ha voluto rendere omaggio ad una indimenticabile artista che, insieme ad altri come Ella Fitzgerald, Chet Baker, Duke Ellington o Dexter Gordon, ha rappresentato una pietra migliare per tutti coloro che amano definirsi jazzofili e non solo.
Dopo le esperienze di "Incoerente Jazz" del 1989, di "Jazz in me" del 1994 e di "Jacques Brel in me" del 1999, Rossana torna sui palcoscenici italiani per donare un'atmosfera intima e sensuale, molto ricercata nel "sound" e assolutamente unica in raffinatezza e virtuosismo, un virtuosismo che nasce però dal cuore, esprimendo in pieno quel "pathos" di dolore che caratterizzava appunto la vita di Billie Holiday e che, tra le righe, si percepisce, abbia accomunato anche Rossana in alcuni momenti.
Jazz nel cuore e nell'anima, jazz che cattura creando una impalpabile e delicata rete di note che unisce l'artista alla platea, facendo immaginare e rendendo quasi tangibile a chi ascolta quel sapore del tempo andato, magari tra luoghi "underground" un po’ fumosi di città talvolta troppo anonime.
Tra i chiaro-scuri creati dalla scenografia essenziale, poichè la musica soltanto è protagonista assoluta, Rossana sa ben interiorizzare nel suo “live” gli aspetti più intimi di Billie, non tradendo comunque mai l'impronta originale dei brani, ed esprimere con grande professionalità, eleganza e un pizzico di riservatezza i sogni, l'amore, il dolore, la speranza che la caratterizzavano e che restano temi inossidabili nel tempo.
Contornata da un drappello di musicisti di eccezione, quali Luigi Bonafede al piano, Francesco Sotgiu alla batteria, Roberto Regis al sax, Aldo Mella al contrabbasso, Rossana Casale offre un tributo a una travolgente voce che ha segnato la storia della musica, e mostra la sua “vera pelle” di cantante “jazz”.
Sono ormai passati molti anni da quei “Brividi” che le diedero un grande successo, ma con una energia e una consapevolezza diversa, dettata dalla maturità di donna e artista, Rossana Casale sa oggi suscitare emozioni ancora più forti.
Billie Holiday fa parte di lei, e lei, Rossana, fa certamente anche parte del pubblico in un vicendevole scambio di ruoli: cantante e ascoltatrice attenta.
Imperdibile performance, dunque, di un’artista “vera” che nel tempo ha osato rischiare, intraprendendo anche difficili strade alla ricerca di sonorità originali, magari attingendo alle tradizioni etniche o riscoprendo il gusto dell’ascolto, fatto anche di sentimento, di pause e riflessioni, ma soprattutto rinunciando a quel “marketing musicale” che troppo spesso pressa e livella i personaggi a scapito della personalità e del talento.
Novembre 2005
DEBBIE DUNCAN: "Ritratto di un'artista"
di Lorena Crepaldi
Debbie Duncan, nata a Menphis nel Tennesee, cresciuta a Detroit, maturata a Los Angeles ed esplosa musicalmente con successo a Minneapolis, è certamente una delle maggiori esponenti jazz dell"upper Midwest" americano.
Amante del folk, della musica classica e del gospel, ha saputo ben combinare nella sua carriera queste influenze, insieme ai lunghi studi e all'esperienza con svariati artisti, quali Dee Dee Bridgewater, Oleta Adams, Ray Hargrove, Bobby Lyle, Mark Murphy e numerosi altri, nonchè con le performances nei più famosi nightclubs.
La sua notorietà e andata crescendo negli anni, così come i premi: Best Jazz Female Vocalist, Best Jazz Vocalist, Best Female Performer, Best Jazz Group e via dicendo.
Notata dalla "Twin Cities Community", Debbie ha iniziato a lavorare con un trio di eccezione composto dal pianista Don Stille, dal bassista Gary Raynor e da Phil Hey, e da allora è stato un susseguirsi di successi sino ad oggi.
Vent'anni di carriera, pochi albums, tra i quali "Travellin' at the speed of love" (2002) e "Live at Dakota" (1993), ma una grande passione musicale che riesce a trasmettere attraverso una voce travolgente e una presenza scenica accattivante.
Versatile "performer" ricca di talento, Debbie esprime nel canto esattamente quello che ha nel cuore: amore, dolore, pathos, gioia, romanticismo.
I grandi interpreti del passato, quali Ella Fitzgerald, Sarah Vaughn, Dakota Staton, Gloria Lynne o Carmen Mc Rae sono stati per lei ispiratori in questo straordinario genere musicale, che principalmente deve però nascere dall'anima, quell'anima profonda che nasconde il lato "blues" della vita.
"I thought about you" (2005) è l'ultimo lavoro di quest'artista, con brani arrangiati da Adi Yeshaya, co-produttore e pianista, che in "Poor Butterfly" esprime al meglio le sue capacità artistiche.
Recentemente in tournée in Italia, Debbie Duncan e il suo trio, composto da Mary Louise Knutson al pianoforte, Michael O'Brien al basso e Nathan Norman alla batteria, hanno toccato anche alcune città piemontesi.
Grazie soprattutto al Centro Jazz di Torino (www.centrojazztorino.it), che con il patrocinio della regione da anni invita grandi artisti internazionali, un nutrito pubblico di appassionati e non solo ha potuto infatti apprezzare questa grande interprete americana in clubs e teatri raccolti, in un'atmosfera intima, quasi familiare.
Novembre 2005
THE ROLLING STONES: "40 anni di successi"
di Lorena Crepaldi
Da più di 40 anni calcano le scene mondiali rinnovandosi sempre nelle performances e in quella musica "rotolante" che ha caratterizzato e dato anima alla band.
Sono i Rolling Stones, nelle figure attuali del mitico ed intramontabile leader Mick Jagger; Keith Richards, il chitarrista ribelle che ancor oggi funge da motore propulsivo rendendo inconfondibile la grinta musicale del gruppo; infine Charlie Watts alle percussioni e Ron Wood alla chitarra, ma con sonorità più smorzate.
Nato a Londra nel lontano 1962, il gruppo dei Rolling Stones ha attraversato gli anni più difficili, attingendo sicuramente influenze dalla situazione politica di quel momento storico particolare. I temi trattati nelle loro prime canzoni, che spaziavano dai diritti umani a quelli di violenza o razzismo, diventarono molto presto sinonimo di ribellione per molti giovani che vivevano con passione i travagliati anni sessanta.
Brani come "(I can't get no) Satisfaction" o "Street Fighting Man", "Sympathy for the Devil" e "Gimme Shelter" catturarono l'attenzione dell'epoca creando un vero e proprio fenomeno musicale. "Beggars Banquet" del 1968, "Let it Bleed" del '69, "Sticky Fingers" del '71 e "Exile on Main Street" del '72 restano infatti tra gli albums più venduti e apprezzati della storia della musica. E' comunque nei trasgressivi anni Settanta che il gruppo irrompe trionfalmente imponendosi con indomita forza sulla scena artistica internazionale.
Discussi, scandalosi, talvolta eccessivi, i Rolling Stones restano, senza ombra di dubbio, dei veri artisti in grado di galvanizzare intere generazioni, nonostante si siano avvicendati più musicisti all'interno della formazione nel corso dei decenni.
Mick Jagger, molte volte andato alla ribalta delle cronache per la sua reputazione non del tutto irreprensibile, catalizza oggi come allora, da vero "leader", mostrando il lato più giovane e ribelle, quasi come se il tempo non fosse mai passato.
Decine di Albums incisi, tra i quali gli indimenticabili "Steel Wheels", "Tatoo you", "Emotional Rescue", "Some Girls", "Got Live if you want it", fino ad arrivare all'ultimo lavoro dal titolo "Bigger bang", uscito già da qualche mese, ed esattamente nel settembre dello scorso anno, con etichetta Virgin.
Sedici canzoni confezionate in pieno stile rock, ma con brani che riportano anche a sonorità più romantiche, come il singolo "Streets of Love", presente nelle top charts ormai da mesi.
Ogni album diventa un evento, così come ogni tour, che ovunque segna il "sold-out". Dopo l'enorme successo della tournée americana, i Rolling Stones tornano quest'anno nuovamente in Europa, toccando anche l'Italia la prossima estate con un'unica data: 22 giugno, Stadio Meazza di Milano. La folle corsa ai biglietti ha già visto delusi molti ammiratori, in quanto la disponibilità si è esaurita nel giro di pochissimi giorni, non lasciando altra speranza se non l'asta con quotazioni da copogiro. In attesa del grande show, dunque, non resta altro che continuare ad ascoltarli!
TOP OF THE POPS: "Una giornata in studio"
di Lorena Crepaldi
Format televisivo internazionale nato a Londra nel 1964, "TOP OF THE POPS", in onda in Nuova Zelanda, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia, Olanda e Italia, è certamente uno dei programmi musicali di maggior successo trasmesso dalle reti Mediaset il sabato pomeriggio.
Simpaticamente condotto da Daniele Bossari e Silvia Hsieh, ogni settimana offre le classifiche più aggiornate, i video e soprattutto ospiti di grandissimo rilievo.
Una giornata in studio di registrazione è un'esperienza singolare e sicuramente divertente, soprattutto perchè si ha l'opportunità di avvicinare grandi artisti e con loro avere un rapporto molto diretto.
In genere si comincia nel primissimo pomeriggio e si continua con varie pause fino a sera inoltrata, proprio come è successo pochi giorni fa, quando come ospiti d'eccezione vi erano addirittura Eros Ramazzotti e Anastacia, tornata in Italia per la promozione del singolo "I belong to you", il brano cantato in duetto che sta scalando velocemente le classifiche di tutta Europa.
Scritto dall'artista americana per la parte inglese, la canzone si presenta estremamente orecchiabile ed è corredata da un romantico video girato nel novembre scorso nei dintorni di Roma.
Grande performance, dunque, quella offerta dai due cantanti negli studi di Cologno, che ha visto un pubblico, composto all'incirca da un centinaio scarso di persone, fremente, agitato, entusiasta all'inverosimile.
Con il ricordo ci si rituffa nel tempo e si ritorna al giorno fatidico, quando tutta la stanchezza maturata per la snervante attesa nell'anticamera degli studi, intervallata appena dalla breve registrazione di un giovane cantautore ancora agli esordi, "Pacifico", viene molto presto dimenticata, non appena sul palco sono annunciati i nomi dei due grandi artisti.
Un vero fragore spezza la tensione e accoglie con urla di gioia, sorrisi e qualche pianto di emozione l'immagine dei due cantanti sul palco. Anastacia ed Eros si offrono ai loro fans parlando simpaticamente con ognuno di loro, firmando autografi e immortalando la loro immagine in mille scatti.
Poi le luci si fanno più soffuse, l'atmosfera più intima, fino a quando il segnale rosso non annuncia l'"on air" e le prime note partono.
Il delirio satura l'aria, ma nonostante la presenza dei due netti schieramenti a favore di una o dell'altro artista, tutti acclamano con fervore l'interpretazione, anche un po' giocosa ed allusiva, dei due protagonisti.
Fine prima parte. Altra parentesi di relax dove i due cantanti si concedono ancora a scambi di battute, poi la scena si ripete, forse ancor meglio, con più enfasi e con uno sfiorato e romantico bacio a conclusione della performance.
Luci in studio e Ramazzotti, con rammarico di molti presenti, lascia il palco, così come circa metà del pubblico, proprio quel pubblico di fans che lo aveva osannato fino a pochi minuti prima.
Non restano che circa una quarantina di persone, tutti gli accaniti sostenitori della cantante americana, che per l'occasione deve registrare uno special a lei dedicato dal titolo "Anastacia Story" in onda l'11 febbraio.
Si tratta prevalentemente del suo Fans Club (www.anastaciafansclub.it) e di giovanissimi e scatenati ammiratori che conoscono alla perfezione ogni suo brano, ogni suo gesto e battuta, tanto che la stessa Anastacia si stupisce e sorride ringraziando con una mano sul cuore per tutto l'affetto che il pubblico italiano le dimostra.
Nel corso della registrazione, oltre a ripercorrere per grandi linee la sua brillante carriera, vengono riproposti in video alcuni dei suoi pezzi più celebri, da "I'm outta love" a "Not that Kind", da "Paid my dues" a "Left Outside Alone", oltre a "Sick and Tired", incisa anche dai danesi "Alpine" in un arrangiamento molto originale.
Segue una breve intervista, dove il conduttore Daniele Bossari, volto amato di Top of the Pops, rivolge alcune domande alla sua ospite, spaziando dalla carriera a curiosità sulla sua vita privata. Alla fine dell'incontro, durato poco più di un'ora, Anastacia addirittura si commuove nel constatare il grande calore che le regna intorno, grazie soprattutto alla concitata partecipazione del pubblico presente in studio.
Un ultimo saluto e la popstar si congeda da Silvia e Daniele, i due giovani presentatori che ricordano l'appuntamento per il sabato pomeriggio.
Parte la sigla, poi le luci si spengono, ma la stella del firmamento musicale è ormai lontana.
Lo stuoio di accaniti ammiratori cerca di seguirla. Una mano dall'auto saluta e il sogno finisce, ma non la sua musica, che presto riascolteremo a sorpresa anche sul grande palco olimpico del Medal's Plaza di Torino 2006 il 17 febbraio prossimo. Una kermesse da non perdere!

“Party Season: tra glamour e gossip”
di Lorena Crepaldi
E’ ormai iniziata a pieno ritmo la stagione delle feste più glamour della Milano by night. Certamente uno dei locali più fashion della città, insieme all’”Old Fashion Cafè” o al “Just Cavalli Cafè”, è lo storico “Casablanca Cafè” in Corso Como, 14, dove la Party Season 2006 presenta eventi tutte le sere.
Con il suo ampio giardino adornato da chiringuito, olivi, prato all'inglese, divanetti "art decò style", pista all'aperto, due piste all'interno e ristorante elegantissimo, il locale offre l’atmosfera più raffinata per una serata all’insegna del divertimento.
Non è infatti difficile incappare nelle esclusive feste organizzate dalle molte agenzie di moda e spettacolo della metropoli, quali ad esempio la Santoro Management, che settimanalmente propone e promuove personaggi come Mikail Kenta, Milton Morales, Marcus Shenkemberg, Gabriela Barros, Randy Ingerman, Jennifer Rodriguez, Franklin Santana e molti altri.
Proprio recentemente, gli appuntamenti di maggior rilievo sono stati infatti la festa di compleanno del modello e attore sudamericano, che oltre ad accogliere i suoi ospiti ed amici intorno alle sue 34 candeline, si è anche fatto promotore di una importante iniziativa di solidarietà per l’Associazione Nazionale per la difesa dell’Infanzia Abbandonata, o quelle di Jennifer Rodriguez, Gabriela Barros e il recente Birthday Party di Martin Amorandain.
Top Models, stars del cinema o della televisione, dello Sport, come Tacconi o Bettarini, dei reality shows, come i prigionieri dorati delle varie edizioni del Grande Fratello, o della musica, sono i protagonisti indiscussi dei flash e dei gossip più mondani.
Giornalisti assetati di notizie e fotografi a caccia di scoop si accalcano per le sale alla ricerca dell’immagine esclusiva da immortalare, come per esempio quelle tra Franklin Santana e la bella Ludmilla Radschenko, che ormai confermano la loro love-story e il loro prossimo matrimonio, o quelle di Francesco Arca e Jennifer Rodriguez, i sexy contadini reduci dall’ultima edizione de “la Fattoria”, in onda su Canale 5.
Non mancano poi le aspiranti veline che, guardando con ammirazione Elisabetta Canalis o altre già affermate che bazzicano il locale, stuzzicano con grazia ai pantagruelici buffet sorridendo e restando in attesa di promettenti proposte lavorative da parte di qualche produttore.
Glamour, gossip, sorrisi……e rosee speranze, dunque, si consumano giornalmente nella “Milano da bere”, sempre con quella audacia di chi vive la notte senza annoiarsi mai.
Maggio 2006
AFRICA UNITE: “Controlli … vibranti”
di Lorena Crepaldi
Bunna e Madaski: questo il nome dei due ragazzi di Pinerolo che nel lontano 1981, in seguito alla morte del mitico Bob Marley, formano il gruppo degli “AFRICA UNITE”, rifacendosi al titolo di una famosa canzone dell’artista giamaicano.
Al secolo conosciuti come Vitale Bonino – Bunna e Franco Caudullo – Madaski, si sono imposti nel panorama raggae internazionale con esiti inaspettati.
Dopo i primi due album, passati un po’ in sordina, è “People Pie”, uscito nel 1991, a irrompere fragorosamente sulla scena imponendosi con successo. Due anni dopo, abbandonata la lingua inglese per l’italiano, conquistano il pubblico nelle loro varie esibizioni live e cominciano ad assumere una connotazione musicale più delineata, un po’ ribelle, decisamente controtendenza.
I loro testi, talvolta di forte provocazione e denuncia, incuriosiscono e sono di forte impatto emotivo e sonoro. Raccolgono quel malessere metropolitano che accomuna molti giovani, mettono in risalto problemi sociali e politici, ma cantano anche la pace, l’amore e la tolleranza.
“Un sole che brucia” del 1995 resta sicuramente il loro album più venduto, nonostante il successo riscosso anche dai lavori successivi, “In diretta dal sole” (1996), “Il Gioco” (1997) e “Vibra” (2000).
A questo segue un periodo di pausa, in cui i riflettori vengono puntati solo su Madaski che tenta l’esperienza da solista con “Dance or die” .
Il grande ritorno della band viene infatti segnato solo nel 2003, quando con “Mentre fuori piove” si aprono numerose polemiche tra i fans, a causa della Critica musicale non pienamente favorevole.
Il tutto preannuncia solo la grande raccolta de gruppo piemontese che nel 2004 colleziona in un originalissimo album le varie esperienze maturate dal vivo nei vari tours, fino ad arrivare all’ultimo attesissimo album dal titolo “Controlli”, già definito come “l’album della maturità”.
Rinnovati nella “line-up” di formazione, cresciuti musicalmente, sbalordiscono ancora una volta per la “consueta” capacità di rinnovamento che riescono a sfoderare in un “sound” garantito come vero e proprio “marchio di fabbrica” made in Unite. Emergenti sì, ma soprattutto sperimentatori, sempre nel rispetto di quel genere raggae che li ha resi famosi al grande pubblico.
I dodici brani contenuti in “Controlli” sono infatti vibranti e ricchi di nuove sonorità “Dub”, con testi che riprendono l’inglese per ritornare poi alla madrelingua più incisiva di toni e filosofia di vita… in pieno “Africa style”... per non smentirsi mai.
Giugno 2006
TIZIANO FERRO: “Nessuno è solo”
di Lorena Crepaldi
Non si smentisce in raffinatezza l’ultimo lavoro di Tiziano Ferro dal titolo “Nessuno è solo”, uscito nel giugno scorso e in veloce ascesa verso le prime posizioni della classifica.
In Svizzera è già disco di platino, mentre il Leit Motiv “Stop, dimentica” è primo in Austria.
Terzo album di successo, dunque, in 5 anni di carriera per questo giovane di Latina che ormai è conosciuto internazionalmente.
L’esordio è avvenuto infatti nel 2001 con l’uscita dell’album “Rosso Relativo”, che contiene la famosa hit "Imbranato", pubblicato dalla EMI in 42 Paesi del mondo, dall'Europa al Sud America, ma anche in Arabia, Sud Africa, Giappone e Nuova Zelanda.
Triplo disco di platino in Italia con oltre 7 mesi di permanenza nella Top 10 e più di un anno nella Top 50; doppio disco di platino in Svizzera, disco di platino in Spagna, disco d'oro in Francia, Belgio e Turchia.
La versione spagnola è entrata addirittura nella Top 10 messicana degli album più venduti.
Viene proclamato "Artista rivelazione del 2001" al Premio Italiano della Musica e "Artista Rivelazione dell'anno" al Festivalbar.
Poi 2 anni di silenzio e il successo si rinnova nel 2003 con “111” con oltre 1.000.000 di copie vendute in tutto il mondo. Il singolo “Sere Nere” inoltre rimane in vetta alla classifica degli Airplay radiofonici in Italia per 9 settimane.
Sempre nel 2003 Tiziano Ferro risulta “Miglior Esordiente” al Latin Grammy, il premio internazionale più prestigioso, mentre lo scorso anno ottiene due ottime nominations come “Best Artist” agli MTV Latin Music Awards e “Best Male Artist” ai Mexican Latin Awards.
Un carriera brillante per un artista che ha seguito con sacrificio la gavetta, muovendo i primi passi in un coro gospel della città natale per poi appassionarsi agli stilemi della “black music”, affinando così il proprio talento e la propria voce.
Iscrivendosi alcuni anni orsono all’Accademia della Musica di Sanremo” Tiziano è riuscito così a farsi notare, trasformando, con l’aiuto di alcuni arrangiatori, in un sound melodioso e travolgente quelle note e quelle parole che proponeva ai suoi esordi , unendo all'anima pop italiana, un'anima certamente più elettronica ed internazionale.
Agosto 2006

GIANNA NANNINI: “Grazie Gianna”
di Lorena Crepaldi
E’ senza dubbio lei la vera dominatrice dell’estate 2006 con i dolci tormentoni “Sei nell’anima” e “Io”: Gianna Nannini.
Premiata all’ultima edizione del Festivalbar per “Grazie”, miglior album dell’anno, Gianna continua il successo del grande tour che l’ha vista acclamata nei maggiori teatri italiani.
Trent’anni di carriera alle spalle, ormai, ma sempre inossidabile è la grinta di questa senese che ha esordito con la “Ricordi” nel lontano 1976.
Il primo grande successo arriva però solo 3 anni più tardi, nel 1979, quando con il singolo “America” e l’uscita dell’album “California” si lancia nel mercato intercontinentale con quel pizzico di irriverenza e provocazione che la contraddistingue da sempre.
Rocker di classe esplode musicalmente in Europa con il trascinante “Fotoromanza”, per il quale viene realizzato anche un video diretto da Michelangelo Antonioni. E’ il 1984 e Gianna parte per il suo primo grande tour, annoverando successi e collezionando premi a tutte le manifestazioni più importanti.
In una miscela esplosiva di melodico pop e rock nostrano, Gianna Nannini rimane sempre coerente nel suo stile incidendo brani di grande impatto sonoro, come “Profumo” nel 1986, con il quale, trascinata dalla canzone “Bello e Impossibile” vince numerosi dischi di platino e oro.
L’anno successivo esce la compilation “Maschi e altri” e nel 1990 la sua canzone “Un’estate italiana”, scitta con il cantautore Edoardo Bennato, diventa indimenticabile sigla dei Mondiali di calcio.
Nel frattempo si Laurea con il massimo dei voti e la lode, non trascurando comunque mai gli impegni artistici e continuando ad incidere testi dai temi più svariati, come nell’album “Aria” del 2002, dove l’emotività un po’ “dark” caratterizza la maturità dell’artista.
Ventidue album e decine di singoli all’attivo per giungere fino alla pubblicazione di “Grazie” nel febbraio del 2006. Partito un po’ in sordina, si è rivelato poi uno dei maggiori successi dell’anno, tanto che continua incessante l’airplay radiofonico.
Dal titolo si evince il ringraziamento che la cantante ha voluto rivolgere a tutti coloro che da anni la seguono fedelmente: pubblico, collaboratori, critici, giornalisti.
“Grazie a te, Gianna” per aver suggellato in parole la tua tenacia di artista genuina, poco propensa alle tendenze discografiche e sempre pronta a regalare emozioni.
Settembre 2006
ANASTACIA: “ Non solo musica”
di Lorena Crepaldi
Così come Angelina Jolie, Beyoncè, Madonna e molte altre stars hanno prestato il loro volto per pubblicizzare noti marchi legati al mondo della moda, anche Anastacia, grande regina della musica soul-pop mondiale ha esordito lo scorso 17 agosto lanciando una “brand” personale per una delle maggiori “fashion companies” del mondo: S. Oliver.
Con un fatturato di oltre 850 milioni di euro all’anno e più di 1000 punti vendita distribuiti in mezzo globo, la nota azienda tedesca rilancia la sua immagine attraverso una nuova linea di abiti firmati appunto dalla cantante.
Commercializzata sotto il marchio “Anastacia by S. Oliver”, la collezione punta ad una clientela femminile sì giovane, ma soprattutto trendy, proponendo pratici jeans, magliette, gonne, tops, senza tralasciare le calzature e gli accessori più importanti.
Non mancano comunque anche capi più sexy, ma senza eccesso.
Assicurato un contratto per quattro anni con l’uscita di 10 collezioni, S. Oliver è ormai in piena fase di promozione della linea “autunno–inverno 2006”, dai colori polverosi, raffinati e adattabili ad ogni occasione.
In concomitanza ad una campagna pubblicitaria incisiva guidata dal fotografo Mattias Vriens, accompagnato dallo stilista Antje Winter e da uno staff di 50 persone, Anastacia ha immortalato la sua immagine posando nel deserto americano del Mojave Park, rinnovando così il suo look e proponendolo attraverso uno stile casual che più si adatta alle esigenze quotidiane di milioni di persone, fans e non.
Presenziando all’inaugurazione di alcuni “outlets” S. Oliver in Europa, ed esattamente a Colonia, Monaco, Vienna e Mosca, Anastacia ha catalizzato ancora una volta l’attenzione dei media su di sé, incrementando in poche settimane le vendite di abbigliamento del noto marchio tedesco e addirittura rilanciando quelle del suo ultimo disco, “Pieces of a dream”, nelle charts ormai da quasi un anno.
Una vera fenice che rinasce e si rinnova sempre con quell’ironico “appeal”, una icona della musica che tra houmor e campagne finalizzate alla raccolta fondi per la ricerca sul cancro, sa autopromuoversi con abilità ed intelligenza, anche attraverso il marketing della moda e dei profumi, poiché proprio il prossimo 1° novembre uscirà sul mercato anche “Resurrection”, una nuova fragranza dolce a firma LR, altro leader germanico nel campo della cosmesi.
A questo punto c’è da sperare che la bella pop-singer faccia nell’imminente futuro una capatina anche in Italia, magari proprio nell’unico negozio italiano di S. Oliver che ha sede a Bolzano, al fine di accontentare i suoi ammiratori, poiché purtroppo non si avrà più occasione di ammirarla ufficialmente sui palchi se non nel 2008, quando in seguito all’incisione del prossimo album nel 2007, non intraprenderà più nuove tournées.
Ma una goccia di profumo e una maglietta basteranno al sostenuto “esercito” di deliranti fans a rendere meno dura l’ansia dell’attesa prima del suo trionfale ritorno?
Settembre 2006
“YO LA TENGO”: Indie-Rock rosso ketchup
di Lorena Crepaldi
Forse un po’ insolita come trovata pubblicitaria per promuovere il nuovo disco, ma certamente l’eco scatenata dal ventennale gruppo Indie-Rock americano “Yo la Tengo” è giunta fino al vecchio continente.
Sono Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew gli originali esponenti promotori di un movimento che lotta a suon di musica affinché l’identità della cultura d’oltre oceano venga riconosciuta anche attraverso i suoi prodotti più tipici, come appunto la salsa ketchup, vero orgoglio statunitense.
Certamente l’idea del nuovo disco dal titolo “I’m not afraid of you and i will beat your ass” vuole essere una provocatoria critica politica e sociale verso tutto il sistema, scostandosi comunque molto dallo stile feroce di altri cantanti che in passato, così come oggi, non hanno lesinato parole al vetriolo nelle loro canzoni.
Vi sono rockstars irriverenti come Pink, vi sono poeti più pacati come Bob Dylan o Neil Young, ma il messaggio di “Yo la Tengo”, il cui nome che sembra un inno già svela un irrequieto spirito ribelle, giunge ugualmente efficace.
In un mondo che sempre più si globalizza e perde di identità, la sferragliante musica di questo gruppo si impone con fulgore e patriottismo, mostrando il lato più giocoso di un’america che è anche stanca e riscopre nelle forti note del rock l’elisir della giovinezza e della spensieratezza più vera.
Diventa così metafora di vita quella salsa rosso sangue alla quale non si può rinunciare, diventa linfa per chi se ne vuole nutrire.
La lunga carriera di “Yo la Tengo” è la dimostrazione che l’impegno professionale premia nel tempo e raccoglie proseliti ovunque, sebbene talvolta non sia facile e scontato l’approccio.
Ottobre 2006

Foto di Fabio Lovino
ELISA: “10 anni di successi”
di Lorena Crepaldi
A dieci anni di distanza dal celebre album d’esordio “Pipes & Flowers” che rivelò Elisa come una nuova promessa nel panorama musicale italiano, ecco uscire “Soundtrack 96-06” a coronamento di una carriera che non ha deluso le aspettative, ma ha consolidato un successo crescente.
Apparentemente timida ed introversa, sicuramente molto riservata e lontana dal classico stereotipo di appariscente rockstar, questa discreta cantante friulana ha saputo imporsi con determinazione anche e soprattutto oltre i confini nazionali.
Canzoni come “Swan”, “Together” o “Labirinth” restano intramontabili esempi di melodico sound ricercato che arriva inossidabile fino ai giorni nostri, quando, con la romantica melanconìa di brani come “Gli ostacoli del cuore”, in duetto con Ligabue, e “Qualcosa che non c’è”, si manifesta tutto l’indiscusso talento dell’artista.
Una collezione, dunque, che celebra il lungo percorso di Elisa anche attraverso la riscoperta della lingua-madre e alla fine rende omaggio pure a interpreti scomparsi, come nel caso di “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini.
Diciasette brani dall’ascolto trascinante e un DVD deluxe formano il cofanetto perfetto per i veri estimatori della buona musica.
In un look più sbarazzino si rinnova anche l’immagine di quella ragazza della porta accanto che svela doti canore straordinarie e che un giorno, quasi per caso, fu scoperta e promossa da Caterina Caselli.
A trent’anni Elisa festeggia il primo decennio di carriera in una grande tournée in giro per l’Italia e regalando delicate emozioni in nota conferma al grande pubblico di fans la maturità raggiunta.
In imminente uscita a gennaio anche un nuovo videoclip del singolo “"Eppure Sentire (Un Senso Di Te)", ma nel frattempo godiamoci il “meglio” di questa giovane artista.
Dicembre 2006
ANASTACIA – “Una stella scesa dal cielo e salita all’altare”
di Lorena Crepaldi
Dopo una lunga e sospirata attesa da parte di tutti i fans, il grande evento si è compiuto: Anastacia, la famosa “pop singer” americana, è convolata a nozze lo scorso 21 aprile in una tranquilla e romantica cittadina messicana con Whayne Newton, suo ex “angelo custode”, nonché “body-guard”, ora “principe consorte”.
Stella di prima grandezza nel firmamento musicale mondiale, ha coronato il suo sogno di donna, quel sogno che forse lei stessa non credeva potesse un giorno avverarsi, nonostante la vena sentimentale di molti suoi testi e di una canzone in particolare poco nota al grande pubblico dal titolo “Someday my prince will come”, che gia preannunciava un destino.
All’età di 38 anni, dopo lo strepitoso successo ottenuto dai suoi “Live at Last” ed “Encore Tour” e dalla raccolta “Greatest Hits”, la pausa che l’artista si è concessa da un po’ di tempo a questa parte è sicuramente la più importante della sua vita, forse anche a riscatto di molte sofferenze che le hanno tristemente costellato l’esistenza, come la dura battaglia contro il cancro nel 2003.
Su una spiaggia tropicale la coppia si è unita in matrimonio attorniata da pochi intimi, sebbene al rito non abbiano comunque partecipato Corey e Max, i due figli di Whayne, rispettivamente di 10 e 3 anni, avuti da Lorraine Elston, sua ex compagna.
I rotocalchi rosa di mezzo globo hanno riempito pagine e copertine con le foto quasi rubate della cerimonia, nella quale lei, bellissima e sorridente, splendeva in un prezioso abito dal gusto classico, e lui, perla nera al suo fianco, quasi timido nel suo nuovo ruolo, si concedeva agli scatti senza reticenza.
Anastacia e Whayne sono partiti quasi subito alla volta di Parigi, per una breve permanenza, e subito dopo hanno raggiunto l’esotica isola di Mauritius, dove la luna di miele si è consumata così all’insegna del pieno relax, prima di affrontare gli impegni futuri.
A proposito di questi, l’artista ha già in preparazione il nuovo disco, con uscita prevista entro il 2008 e in programmazione la tournée 2009, che già si preannuncia strabiliante.
Un nuovo capitolo, dunque, si è aperto per questa cantante che dal 1999 non ha fatto altro che annoverare un successo dopo l’altro, ha fatto delirare fiumi di folle, ha fatto piangere e sognare molti giovani che nelle sue canzoni si sono immedesimati, si è resa partecipe di alcune iniziative benefiche, ha lanciato una linea di moda, ha raccolto consensi e talvolta critiche, ma sempre con il sorriso e quella auto-ironia innata che la contraddistingue.
Oggi, ancora più di ieri, infatti, si rende protagonista di scelte importanti, come quella di voler appunto suggellare con un “sì” il suo amore per Whayne, oltre ogni barriera geografica, ogni razza, nazionalità e credo religioso.
Proprio questo rende grandi i personaggi e li fa amare in modo dilagante, anche da coloro che, magari anche solo per curiosità, sorridono comunque con approvazione di fronte a personalità forti, tenaci e soprattutto coerenti.
L’obbligo di un personaggio pubblico, infatti, dovrebbe essere proprio quello di avere la possibilità di esprimere il proprio essere attraverso buoni messaggi e un’immagine positiva, ma non sempre questo accade, tanto è vero che i media bombardano quotidianamente le grandi masse con pseudo “starlettes” dal gusto discutibile.
Lunga vita, dunque, a questa coppia formatasi dal caso, dal destino o semplicemente dalla forte volontà di oltrepassare ogni pregiudizio.
Giustamente Anastacia cantava di “non essere quel tipo di ragazza” che comunemente si incontra per strada, ma una ironica “forza della natura” che sotto il “bling-bling” degli occhiali, sa mostrare il suo vero io, “originale” e “non tipico”, talvolta anche un po’ “pericoloso” e “bizzarro” a detta dei troppo conformisti.
Semplice e democratica, tenace e perseverante, Stacey, come amorevolmente la chiamano in famiglia e tutti i suoi ammiratori, farà ancora per molto parlare di sé, sicuramente come stella del “music system”, ma anche come donna, poiché il segreto del suo successo personale è proprio racchiuso nel suo “sguardo” accattivante e trasparente, aperto alla vita, come una finestra al cielo.
Al momento è celato nel segreto ogni progetto futuro, tranne il fatto che sembra confermata la sua presenza in Italia per l’11 agosto prossimo in Sardegna, in occasione di una festa di Gala, dove terrà un concerto privato esclusivo presso un famoso albergo della Costa Smeralda.
A tutti i fans non resta dunque che prepararsi a diventare agguerriti paparazzi non appena questa “ugola graffiante” avrà messo piede in Italia non più da “single” dunque, ma da “sexy” moglie innamorata che ha ricomposto quei “sogni infranti” delle sue canzoni.
Buona caccia a tutti.
Maggio 2007
Inserito anche nel sito ufficiale del Fan Club Italiano:
www.anastaciafanclub.it/docs/lorena/Anastacia_-_Una_stella.doc
|