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Franklin Santana  

INTERVISTA A:

Franklin Santana

di Lorena Crepaldi

 

Nato in Venezuela 34 anni fa,  Franklin Santana, modello e attore, si affaccia molto presto al mondo della moda affermandosi come testimonial d'eccezione per molti stilisti e campagne pubblicitarie, fino a quando lanciando una propria collezione di gioielli non si fa notare internazionalmente per l'originalità del suo "design" e per le stars di fama che ne fanno promozione indossandoli.

Impegnato in teatro, in soap operas, trasmissioni tv e talk-shows di vario tipo, trova la notorietà tra il grande pubblico italiano attraverso il reality show "La Talpa", andato in onda sulle reti Mediaset nel novembre del 2005.

Gli viene presto dato l'appellativo di "Guerriero" per il suo carattere assai tenace... e proprio questo cercherò di scoprire dietro quello sguardo penetrante e buono e il bel sorriso smagliante. Incontro infatti Franklin presso il suo Ufficio Stampa, dove gentilmente mi accoglie rispondendo ad alcune domande:

 

·           Franklin, ti sei trasferito molto giovane negli Stati Uniti, ormai nel lontano 1994, lasciando così il tuo Paese, che è il Venezuela. Eri partito con delle ambizioni particolari ai tempi? 

Non sapevo che fare. Sono partito come un emigrante. Ho fatto di tutto. Non avrei mai pensato di lavorare in televisione. Lavoravo al porto e lavoravo in palestra.

·           La casualità ha fatto sì che tu potessi così iniziare la tua carriera di modello, che poi è andata affermandosi con grande successo negli anni.

          Quanto credi al caso e alla fortuna? Contano molto nella vita?

Sì, contano molto: posto giusto, lavoro giusto, momento giusto. Era una mattina...e io non mi alzo mai di mattina per correre... Erano le nove e mezzo ed ero così diperato che non dormivo, quando sulla "seconda" di "Ocean Drive", a Miami Beach, mi hanno fermato. Stavo andando verso la "diciotto", in centro, visto che in generale mi piaceva correre fino alla "trecento" andata e ritorno.

·           Quindi è iniziato tutto per strada e per puro caso?

Sì, sulla spiaggia, nel tratto dove la gente corre, proprio vicino a "Ocean Drive".

·           Hai sfilato per grandissimi stilisti, sei stato testimonial di molte campagne pubblicitarie e hai anche lavorato nel cinema, tanto che già in Sud America hai interpretato alcune parti in famose "soap operas". So che hai lavorato anche con Veronica Castro. Giusto?

Sì, una volta, ma adesso non è più così facile lavorare laggiù. 

·           Hai fatto un po' di tutto in Italia: hai partecipato a diverse trasmissioni tv, realities come "La Talpa" che ti ha fatto conoscere al grandissimo pubblico. Secondo te, per raggiungere il successo, conta di più la flessibilità, l'ambizione o il talento?

La pazienza.

·           Bisogna perseverare dunque?

Sì, l'ho fatto per quattordici anni. Io sono della generazione di Milton, Mikail Kenta. Siamo arrivati tutti assieme. Loro hanno fatto successo quattordici anni fa, mentre io sono un po' "messicano": aspetto sempre il mio turno!

·           Attraverso la televisione, soprattutto proprio in seguito al programma "La Talpa", ti sei fatto amare dal grande pubblico perchè hai dato l'impressione di essere un "guerriero" dal cuore tenero. Ti riconosci in questo?

Tutto è nato dal libro di Paulo Coelho che si intitola "Il Guerriero della Luce". Io lo porto sempre con me, ovunque vada. Leggevo questo libro e ogni volta che vincevo contro un masai mi davano un bracciale. I Masai sono talmente belli e talmente onesti che quando perdono lo riconoscono e ti fanno un omaggio: un bracciale masai, appunto. Loro li producono e li vendono, ma ti danno quelli che indossano. Io sono affezionato a tre. Mi dicevano sempre "tu sei tremendo...tieni!"...e così un'altra volta: "Tieni". Me ne hanno regalati tre, che ho quasi sempre con me.

·           Rifaresti un reality come "La talpa" e soprattutto cosa ti ha lasciato come esperienza? Amici, forza interiore o altro?

Lo rifarei tre volte... anche con più topi, più occhi! Non mi pentirò mai di averlo fatto, anzi lo rifarei proprio. Non vedo l'ora che Paola Perego mi richiami!

Mi ha segnato: ora ho il mal d'Africa. Mi sono autorecuperato in Africa. E' stato il mio psicologo, visto che arrivavo da una situazione abbastanza forte che mi era successa.

I Masai mi hanno insegnato ad ascoltare il vento, ad avere pazienza, a liberare la mente, ad ascoltare i rumori come fanno loro, mettendosi nella corrente, ad accendere il fuoco senza accendino, a cucinare sotto la sabbia, a usare i vari tipi di lancia. Sono stato una settimana con loro. Io devo assolutamente tornare laggiù in Kenya, tornare da loro. Non sarei mai andato in Kenya, invece ci ritornerò. Ho il ricordo degli animali che arrivavano all'una, alle due, alle tre di mattino a bere acqua di fronte alla casa, come i leoni. Era bello scoprire gli orari, perchè ogni animale ha il suo orario: all'una si vedono solo gnu, alle due solo zebre e alle quattro i leoni.

I Masai mi hanno anche insegnato a non avere paura degli animali, ma a riconoscere i loro rumori. Mi spiegavano che quando i leoni fanno rumore, non bisogna avere paura, perchè significa che hanno già mangiato. Bisogna invece temerli quando non si sentono.

Ricordo che quando c'era la pioggia io e i miei compagni ci lamentavamo, ma il Masai diceva sempre: "Sono contento, perchè se piove ci sono più piante, gli animali mangiano e noi mangiamo!". Così mi ha spiegato lui. Si fa sempre festa quando piove! Ho imparato molti valori stando con loro una settimana.

·           E' stato proprio terapeutico!

Sì.

·          Certamente hai dimostrato di avere grandi doti comunicative, tanto che ad un certo punto ti sei dedicato alla moda come promotore delle collezioni di un famoso stilista inglese in particolare, Andrew Mackenzie, e di una linea di gioielli, fino a quando non hai deciso di sfruttare le tue naturali doti creative per realizzare una tua personale linea di gioielli: la FKS, apprezzatissima non solo dalla gente comune, ma soprattutto da molte stars dello spettacolo e della moda.

            Come è nata l'idea? O l'hai sempre avuta dentro di te come un sogno

            da realizzare?

Si dice che questa linea sia nata nel momento in cui io sono diventato famoso, ma non è vero. L'idea è nata nel 1999, quando abitavo in Viale Piave a Roma ed ero in stanza con l'ex fidanzato di Megan Gale.

Un giorno gli ho detto: "Io mi sento un artista, ma i vari stilisti mi chiamano per i miei "contatti", perchè conosco tutti. Ho deciso: faccio una mia linea!"

Sentivo che dovevo fare qualcosa, però l'abbigliamento non mi attirava, perchè la concorrenza è feroce e il capitale deve essere molto.

Lui mi ha detto che dovevo stare attento perchè le tasse mi avrebbero distrutto ed io deciso gli ho risposto che non mi importava, perchè avrei fatto una mia linea e sarei andato avanti lo stesso, così mi sono trasferito ad Arezzo. Per una settimana ho bussato a tante porte, ma nessuno mi ha preso in considerazione, perchè il mio progetto non era scritto. Esponevo le mie idee a voce, finchè un mio amico toscano di nome Patrizio non mi ha presentato un suo cugino che lavorava nel settore e che non vedeva da quattordici anni.

Ricordo che era l'una e mezzo del mattino quel giorno quando dissi: "Andiamo a prenderlo!" E' stata proprio una "Carrambata"! L'ho visto, l'ho conosciuto, gli ho spiegato del progetto e lui mi ha semplicemente detto: "Facciamolo!"

Ho fatto semplicemente una croce, mentre ero in treno con Patrizio. Mi ha aiutato lui a farla. Inizialmente ho cominciato a venderle presso la mia agenzia di Management, la Santoro, poi a regalarne un po' ai miei amici, come Milton, Mikail Kenta e altri. Mi hanno aiutato tutti moltissimo, perchè le indossavano quando andavano in giro, quindi hanno creato un'immagine.

In seguito sono andato in Sardegna e ho aperto un piccolo negozio. In questo modo mi sono fatto conoscere. Dopo appena quindici giorni arrivavano da Porto Cervo. Sono riuscito a realizzare circa quindicimila euro in un mese. E' stata una soddisfazione! Così ho cominciato. 

·           Che cosa diventa dunque ispirazione per te? Viaggiare penso ti aiuti molto. E' così?

Sì, però nelle mie collezioni c'è un diverso pensiero: le croci sono tutte spaccate a metà. E' un mio simbolo.  Questo progetto in realtà è nato perchè io volevo fare qualcosa con mio fratello: volevo portarlo in Italia, fargli una sorpresa. Volevo che  avesse già un lavoro e che non soffrisse come avevo sofferto io. Avevo creato questa linea per lui. Lui era laureato in Economia e Commercio, quindi sarebbe stato perfetto per me, per la gestione,  ma poi è morto, purtroppo, così ho cominciato a disegnare le croci spaccate e a combinare più materiali tra di loro: tessuti, carbonio, argento, ferro, pelle.

Piano piano questo simbolo, questa rottura...rottura perchè ormai mancava lui,perchè era un progetto che avevo fatto per lui...ha avuto un grande successo: è piaciuta molto. La seconda collezione è stata poi creata su "Caracas", sul mio Paese.

Ho creato pallottole, anche se sono contrario a queste cose. Ho voluto sensibilizzare la gente, perchè Caracas è diventata la quarta città più pericolosa del mondo. Ci sono anche i bambini con le pistole.

Io sono nato in un quartiere povero, quindi sono cresciuto in mezzo a queste cose.

Nella collezione ho voluto mischiare i simboli della giustizia, della polizia con le pallottole, quindi rappresentare il Bene e il Male.

Si chiama collezione "West", ma in realtà è "Caracas". In seguito c'è stata una collezione molto femminile dal titolo "High-Tech", dove ho mischiato il carbonio con l'argento. Mi sono ispirato a Valentino Rossi... o meglio alle moto, perchè ho visto che vengono prodotte in parte con il carbonio e che questo è un materiale molto resistente. Lo volevo usare, ci ho provato ed è andata bene.

L'ultima collezione, invece, ... la più bella... è ispirata alla "Shamba" e ai vari animali, dalle zebre agli gnu. Ho usato pietre e ho anche scritto "Asante Sana", che vuol dire "grazie", mentre su altri oggetti "Hakuna Matata", il tipico saluto.

Mi sono ispirato molto perchè sono rimasto molto colpito, soprattutto dagli animali.

·           E' stato perciò molto educativo questo periodo per te.

Sì, moltissimo.

·           A questo punto cosa vuoi fare da grande: lo stilista di gioielli oppure aspiri a qualcos'altro?

No, io non sono uno stilista. Non posso paragonarmi alla loro categoria. Sono un attore direi, ma è un parolone.

·           So che stai studiando recitazione.

Sì, voglio studiare molto recitazione in vita mia. Mi piace molto, però è una parola che ancora non mi sono guadagnato. Diciamo che sono un attore, perchè lo sono, ma soprattutto sono una persona che ama fare anche "business".

·          Tornando alle collezioni, sei quindi un ideatore, un creatore?

Io appoggio gli stilisti, infatti ci sono due persone che disegnano per me, disegnano le mie idee. Io non sono capace di disegnare. Spiego la mia idea, quello che faremo e creo il nome.

Questa è veramente una cosa a parte, un piccolo business che voglio assolutamente continuare, però non è quello che vorrei fare. Un giorno vorrei andare a Hollywood. Ci andrò e non so quello che farò all'inizio, magari pulirò le strade o farò il carpentiere a casa di qualcuno a Hollywood o mangerò semplicemente un hamburger a Hollywood, ma ci voglio andare!!

·           Ti riconosci un pregio e un difetto?

Di difetti ne ho tanti. Direi che non mi accontento mai.

·           Sei quindi un perfezionista?

No, non sono un perfezionista. Sono solo uno che non si accontenta mai. Devo avere sempre uno stimolo. Arrivo dove voglio arrivare, così ho fatto tante cose importanti nella mia vita. Quando per esempio ho fatto l'"MTV Music Award" mi sono detto..."e con questa parte posso chiudere: sono arrivato dove volevo. Adesso devo andare agli Oscar!!"

Sì, il mio difetto più grande è proprio quello di riconoscere che non mi accontento mai, ma in questo modo non c'è mai fine. Non è bello. Per carattere devo sempre sentire il senso della "gomitata", della "gara", altrimenti mi annoio.

Mi ricordo che una volta ero a Cortina e non avevo mai visto la neve. Ero coinvolto in una gara per "famosi", anche se famoso non mi sentivo. Bisognava correre con slitte trainate da cani, ma io non sapevo come si faceva, così ho chiesto a un  collaboratore di nome Andrea che mi spiegasse un po' il funzionamento. Mi ha detto delle cose, ma soprattutto che si trattava di una gara...così a quel punto sono partito carico e ho cominciato a correre, correre, tanto che alla fine sono arrivato al quarto posto.

·           Franklin, so che però hai partecipato anche alle Olimpiadi, quindi sei    comunque un atleta.

Sì, è vero, però sulla neve mi sono sentito proprio nullo, un guerriero nullo.

·           Insomma ti senti più guerriero del deserto.

Sì, diciamo così.

·           Nella tua carriera, Franklin, hai avuto qualche rimpianto o pentimento?

La mia famiglia. Ho sacrificato la mia famiglia per il lavoro. Tutti loro erano molto contenti, ma io avrei voluto goderli di più, perchè se sono arrivato, il prezzo è stato alto, certamente per una cosa giusta, e per questo mia madre era contenta, ma veramente troppo alto e pesante.

·           Che progetti hai per il futuro?

Il mio progetto è ...uno...non fermarmi mai...due...cinema, però io non voglio essere nella condizione di non sapere cosa fare, come molta gente. Ho pazienza, posso aspettare, come ho fatto sempre. Voglio sicuramente avere una condizione economica abbastanza normale. Adesso sto facendo serate e altre cose, quindi le entrate sono migliorate. Quando arriverà il momento giusto...arriverà, altrimenti io sto bene così e sono molto contento. Sto lavorando molto, ma non voglio fare a tutti i costi tutti i provini di tutti i programmi. C'è gente che dice: "devo fare, devo fare assolutamente un programma", ma non è così. Io penso che bisogna fare il programma giusto.

Se io avessi fatto "Il Grande Fratello" o "La Fattoria" forse non sarei uscito così bene, quindi penso di dover aspettare il momento giusto per il programma giusto.

Credo che ogni persona debba capire cosa le piace e per cosa è portata. Se a me, per esempio, proponessero un altro programma di avventura, azioni estreme, sarei contentissimo. Non sarei adatto ad un programma di lettura o di opinioni. Io devo assolutamente fare, fare e ancora fare. Non potrei stare seduto tre ore a parlare e a fare il belloccio della situazione: mi annoierei di certo.

·           Certamente. Grazie Franklin

 

 

Grazie a tutti i fans e saluto anche tutti quelli di Anastacia che sono sempre in me. Vi saluto. Un bacione enorme.

Marzo 2006

link: http://www.franklinsantana.it/stampa.htm

 

                         Linea77

 

INTERVISTA AI "LINEA 77"

(risponde Paolo Chinaski - chitarra)

di Lorena Crepaldi

 

Nati a Venaria nel 1993, i LINEA 77, che prendono il nome dalla omonima linea di bus che collega appunto la cittadina di provincia con il capoluogo, cominciano a farsi conoscere facendo cover di gruppi come i C.C.P.P. o i R.A.T.M., fino a quando nel 1995 registrano il loro primo demo dal titolo "Ogni cosa al suo posto".  La stampa specializzata comincia a notarli e ben presto anche le etichette discografiche, tanto che nel 1996 con la Dracma Records producono il secondo demo dal titolo "Kung Fu". Il loro nome oltrepassa l'oceano, tanto che un loro brano viene inserito in una compilation canadese. Ma nonostante il loro sia ancora un successo "underground" apprezzato solo da pochi eletti, riescono a smuovere le sonnachiose "Labels", tanto da farsi produrre dalla inglese Earache Records che riconfeziona il brano "Too Much Happiness makes Kids paranoid" lanciandolo in tutto il mondo.

Nitto, Emo, Dade, Chinaski e Tozzo partono dunque per la loro prima tournée. E' l'anno 2000, ma è con "KEt.CH.UP SUi.Ci.DE" del 2001 che viene definita la caratteristica stilistica dei cinque piemontesi: un rock assai robusto frammisto a temi melodici.

Con "Numb" del 2003 il successo viene indiscutibilmente consolidato lanciando definitivamente la band nell'Olimpo del Rock tricolore.

"Available for Propaganda" è l'ultimo lavoro della band, uscito nel settembre del 2005 e proprio sulla base di quest'ultimo album intervisto Paolo Chinaski, il chitarrista, che risponde ad alcune domande. 

·           Che cosa c'è di nuovo nel nuovo album "Available for Propaganda" rispetto al passato e quali sono invece gli aspetti che si sono consolidati?

Di nuovo direi che non c'è molto. Questo album è un po' una sintesi di quelli che sono stati i nostri album precedenti. Per quanto riguarda gli album precedenti identificherei due fasi: la fase iniziale alla quale corrispondono i primi due album, "KEt.CH.UP SUi.Ci.DE" e una fase successiva, una specie di evoluzione alla quale corrisponde quest'ultimo "Available for Propaganda". Quest'ultimo, nella fattispecie, cerca in qualche modo di unire tutto ciò  che sono gli elementi che hanno costituito tutto il nostro percorso artistico, quindi più che avere velleità di innovazione abbiamo cercato in questo senso di definire ulteriormente quello che possiamo chiamare il nostro stile, che poi è la risultanza dei gusti e delle influenze dei componenti del gruppo.

·           Come si sviluppa la vostra collaborazione nel gruppo?C'è un elemento che più degli altri si occupa dei testi e magari qualcun'altro più della musica?

In passato c'era un po' più eterogeneità, ma dagli ultimi 2 album ad oggi la scrittura delle musiche è tendenzialmente sotto forma di bozze. In questa fase si interagisce con i cantanti e ci si mette d'accordo per le misure e le batture dei vari pezzi e i cambi. Dopo questo intervento, c'è una fase di completamento della struttura musicale e quindi di scrittura dei testi da parte dei cantanti.

·           Qual' è il brano dell'ultimo album che più riassume gli intenti dell'album stesso?

Intendi in senso musicale o a 360°?

·           A 360° proprio per i messaggi che voi avete voluto lanciare.

Direi che sono 2 quelli individuabili: "Inno all'Odio", che in qualche modo è una specie di esplorazione del carattere umano e dell'umanità, almeno per quella che è la nostra percezione e visione della cosa; e "Sleepless " per quanto riguarda tematiche inerenti la situazione geopolitica del mondo e non solo del nostro Paese. Afferma l'incapacità di dormire sonni tranquilli quando fuori dalle nostre case e dai nostri letti vi è la confusione e la prevaricazione.

·           Qual e' il concetto che volevate esprimere col il titolo del disco?

Il titolo risente sempre delle condizioni ambientali in cui ci troviamo e del momento in cui lo decidiamo. Non risentiamo dei tempi imposti dalla produzione discografica. La nostra etichetta in genere è solita chiederci il titolo dell'album con un largo anticipo, e noi puntualmente arriviamo agli ultimissimi giorni in studio senza averlo ancora deciso, proprio perchè ci piace pensare che il titolo sia intriso di quelle circostanze che ci stanno intorno nel momento in cui lo facciamo. Il titolo "Available for Propaganda" è stato ampiamente determinato da quanta pubblicità grafica c'era sui muri e per le strade durante i giorni in cui registravamo a Los Angeles, ed esattamente a West Hollywood. Quelle strade come Sunset sono tanto caratterizzate  dalla presenza di cartellonistica pubblicitaria e comunicazione visiva in genere da raggiungere livelli di saturazione, confrontati ai nostri. Questa presenza massiccia di comunicazione visiva ci ha spinti ad usare un titolo del genere, senza alcun altro significato se non quello di voler essere una fotografia di quello che era il nostro stato d'animo in quel momento.

·           Ci sono stati dei momenti critici durante la realizzazione di questo nuovo disco "Available for Propaganda" o durante la carriera dei Linea77?

Certo, sarei preoccupato se non ce ne fossero stati. Sono un sintomo di umanità e la garanzia che l'unione tra le persone continui ad avere una valenza. Ovvio che cinque persone con cinque caratteri completamente differenti sono un po' più difficili da conciliare, soprattutto se messi in situazioni come una tournée o la produzione di un album, soprattutto stando via all'estero per un lungo periodo di tempo. Le variabili che possono alterare la condizione nervosa delle persone possono essere moltissime, ma in noi è sempre prevalso il rispetto reciproco, la volontà e il piacere di stare  insieme. In questo senso la situazione è immutata dal primo giorno che abbiamo cominiciato a suonare assieme.

·           Quali cose ti hanno colpito maggiormente dal punto di vista musicale, negli ultimi tempi?

Sì, ce ne sono state, ma non dei generi simili al nostro. Mi sono piaciuti alcuni gruppi americani.

·           Com'è stata l'esperienza del recente tour nell'est Europeo?

E' andato magnificamente. Al di sopra di ogni più rosea aspettativa. E' stata un'esperienza eccezionale sotto tutti i punti di vista, da quello professionale, quindi le reazioni della gente alla nostra musica, a quello più squisitamente umano, scoprendo realtà diverse dalla nostra. E' stato un vero privilegio scoprire questo.

·           In cosa sono diversi i LINEA77 di oggi da quelli degli esordi?

Sono diversi nell'avere meno condizionamenti autoimposti. Tempo fa ci facevamo molte più paranoie, retropensieri su cosa dovevamo suonare e su cosa non dovevamo suonare. Tutte queste cose erano autoinflitte, niente di veramente associabile a condizionamenti esterni. Ora, complice anche l'avanzare dell'età, c'è una maggiore rilassatezza e probabilmente una maggiore sicurezza in noi stessi nel sentirci slegati da logiche di appartenenza ad un genere piuttosto che ad un altro. Non ci dimentichiamo mai chi siamo...questa è una costante...però siamo sicuramenti molto più aperti e probabilemte confidenti con i rispettivi strumenti.

·           Che cosa si deve aspettare chi viene ai vostri concerti?

Musica. Non molto altro per nostra precisa scelta perchè in questo senso abbiamo sempre voluto che prevalesse la sostanza sulla forma, quindi da questo punto di vista non siamo molto attenti a questioni di carattere coreografico o scenico, ma siamo molto più orientati a concepire lo spettacolo Live come un momento catartico, irripetibile e diverso ogni sera, che si fonda essenzialmente sull'energia che riusciamo a trasmettere e che arriva veramente dal profondo delle nostre anime.

 

Grazie, Paolo.

Grazie a te.

Salutami gli altri

 

Marzo 2006

 

 

ANASTACIA UN’AMICA”

 

Intervista a Franklin Santana – 10 ottobre 2007

di Lorena Crepaldi

 

Ciao Franklin, come stai? Tutto bene?

Innanzitutto ti ringrazio a nome di tutto il nuovo staff dell’Anastacia Fan Club per la concessione di questa breve intervista che ha come tema la tua conoscenza ed amicizia con Anastacia.

 

Grazie a voi. Sì, tutto ok.

 

Che dici se cominciamo subito con la prima domanda? Da quanto tempo conosci Anastacia?

 

Conosco Anastacia da quando facevo “Carramba che fortuna”. Sinceramente non sono molto sicuro se ho fatto “Carramba che fortuna” nel 1998 o 1999.

 

Diciamo che conosci Anastacia più o meno da 8 o 9 anni, più o meno.

 

Sì, più o meno. Penso addirittura 10, ma fai 9, per non esagerare!!!

 

L’hai conosciuta per caso o ti è stata presentata?

 

L’ho conosciuta per caso, totalmente per caso.

 

Un difetto e un pregio che ritieni che lei abbia.

 

Quella donna, sinceramente, è una specie di “Margareth Tatcher”. Lei è stata per me un gran bel punto di riferimento. Lei ha una bellissima cosa che penso di aver acquisito o meglio rinforzato standole accanto, perché già ce l’avevo: la determinazione. E’ molto determinata, infatti. E’ una persona che studia tanto, che suona gli strumenti, che si da’ tanto da fare. Penso che un difetto di Anastacia sia il fatto che è troppo sincera.

 

Sì, penso che sia il dramma di parecchie persone che vogliono essere sincere e poi magari vengono travisate.

 

Sì, ma a me piacciono molto le persone così.

 

Anche a me, anche se non è facile. Anche tu sei così Franklin, da buon sudamericano, sbaglio?

 

Sì, sono abbastanza diretto, schietto e combattivo.

 

A questo punto tu hai già risposto anche alla domanda inerente il lato del carattere che tu apprezzi di più in Anastacia come amica, cioè la sincerità, direi.

 

Sì, Anastacia è una persona molto onesta. Per esempio, se sa che tu sei fidanzato o fidanzata e fai delle sciocchezze, perdi al 100% la sua fiducia. Se tu le dici la verità, anche se questa fa male, lei sarà la tua amica per tutta la vita.

    Ah…ma se lei scopre che tu lei hai raccontato una bugia, è finita.

 

Ora, Franklin, passo a farti una domanda un po’ particolare.

Si è notato che negli USA molti cantanti noti si siano dati al cinema con esiti più o meno buoni secondo i casi. Se ipoteticamente Anastacia cedesse alle lusinghe di Hollywood, in quale ruolo la vedresti più adatta ad esordire? Ruolo drammatico, comico, musical o altro?

 

Sinceramente penso che non sarebbe assolutamente adatta a fare un musical perché la sua voce, che ho avuto molte volte il piacere di sentire fuori dagli studios, è ancora più potente di quella che si sente in studio.

Ricordo che una volta all’MTV della Svezia, a Stoccolma, una persona aveva osato              dirle che lei cantava in playback e lei ha fatto dal vivo un pezzo di una canzone,  “a cappella”, per dimostrare e dire “io so cantare”….e lei, credimi, sa veramente cantare.

 

Ah, lo so, non ho dubbi. Lo sappiamo tutti!!! Qual è una delle sue canzoni che tu preferisci maggiormente?

 

Paid my dues.

 

E una canzone che invece, secondo te, la fotografa meglio come personalità?

 

Una canzone che le tocca il cuore: Left Outside Alone. Ha scritto questa canzone quando non si sentiva bene e non riusciva a cantare l’acuto nella introduzione. Poi ha deciso di continuare a farlo, ma non era previsto così l’inizio. Me lo ha spiegato lei, perché ovviamente io non c’ero.

 

Sì, bellissima canzone, una delle più riuscite, sicuramente.

E tu, Franklin, canti?

 

No, io voglio fare l’attore.

 

Quindi, Franklin, se ti proponessero un duetto con Anastacia, rifiuteresti?

 

Io sono stufo di vedere gente che in questo millennio dice di saper cantare e non sa cantare, che dice di fare l’attore e non sa recitare, che dice di essere ballerino e  non sa ballare. Io non ho mai cantato. Ho un “vocione” abbastanza basso. Sì, forse potrei difendermi cercando le mie note, però il mio sogno è fare l’attore.

 

Sì, parleremo ancora di questo tuo sogno, Franklin, in una intervista speciale. Per ora ti ringrazio ancora molto a nome di tutti noi dello staff e di tutti i fans di Anastacia. Spero di rivederti presto.

 

Ciao a tutti voi, grazie. Un bacio.